sabato 31 gennaio 2009

Pellegrinaggio dei Giovani per la Madonna del Conforto

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Venerdì dello SPIRITO ::: I giovani sulle tracce di Paolo - Un'occasione per fermarsi di fronte alla Parola di Dio e all'Eucaristia
30 gennaio ::: “Collaboratori della vostra gioia” Colossesi 1-2
27 febbraio ::: “Vi mostrerò una strada migliore di tutte” 1Cor 13
24 aprile ::: “Ho combattuto la buona battaglia” Atti 20
Programma ::: 19,30 accoglienza e prove di canto - 20,30 riflessione sulla Parola di Dio - 21,15 adorazione personale e comunitaria - 22,00 buffet e saluti
Luogo ::: Cappella maggiore del Seminario Vescovile - Arezzo - Per info ::: don Zeno 3485939556

Segue..... .Pellegrinaggio dei Giovani ::: Sabato 7 Febbraio ore 21,00 ::: Partenza da piazza Guido Monaco. Il percorso toccherà le piazze più importanti della nostra città e i temi che in questo momento sono al centro dei dibattiti e della vita di ognuno di noi. Migrantes (Piazza Guido Monaco), Scuola (Piazza San Francesco), Vita (Piazza Madonna del Conforto), Lavoro (Piazza della libertà ::: Comune ::: Provincia ::: Duomo). Concluderemo il cammino ai piedi della Madonna del Conforto aiutati dalle parole del nostro Vescovo Gualtiero.

IncontrACI ::: L'Azione Cattolica diocesana è lieta di invitarvi all'evento "IncontrACI" domenica 8 febbraio 2009 dalle ore 10.00 in poi in Seminario. Per info ::: www.azionecattolicaarezzo.it

"una luce nella notte" passo dopo passo ::: Dopo il contatto con tutti i sacerdoti il cammino continua con l'incontro delle parrocchie e dei gruppi, con la pianificazione di alcuni incontri per approfondire il tema dell'evangelizzazione e per pregare di fronte a Gesù eucaristia. "Una luce nella notte" non è un evento, ma un modo diverso di pensare, di vivere, annunciando e testimoniando Gesù in tutti i momenti della nostra vita. Gesù è per noi veramente la roccia sicura, salda, che ci aiuta a vivere ogni giorno anche nelle grandi difficoltà? Gesù è la nostra salvezza, la luce che illumina la nostra strada? 
Abbiamo accolto il Crocifisso nel primo anno del nostro cammino (2006-2007); nel secondo anno (2007-2008) ci siamo fatti guidare dalla luce della Parola e abbiamo chiesto al Signore di renderci lampada per chi ancora non lo conosce; in questo anno non possiamo non parlare dell'incontro col Risorto e non possiamo lasciare che il mondo spenga la fiamma del Suo amore accesa nel nostro cuore ::: Per INFO su cosa è e su come si sviluppa potete navigare su www.arezzogiovani.it oppure su www.sentinelledelmattino.org 
::: IMPORTANTE ::: Oltre alle date classiche che ci accompagnano da tanti anni, vi segnaliamo un appuntamento da mettere subito in agenda e da non perdere per vivere al meglio questa esperienza di evangelizzazione: Week-end 16 (dalla cena) -17-18 aprile 2009 ::: Corso di base sull'evangelizzazione (residenziale a Sant’Egidio di Cortona) tenuto dalle "Sentinelle del Mattino" di Desenzano. Non possiamo arrivare ad Aprile senza aver fatto tutto il possibile per prepararci a questo nuovo cammino. Non possiamo vivere senza annuncio, Cristo ha cambiato la nostra vita... una volta per tutte.
INFO CORSO BASE ::: Per chi è il Corso Base? Per i giovani dai 18 ai 35 anni che hanno incontrato Gesù e desiderano annunciarlo.
Non è un corso per evangelizzare, ma per fare evangelizzatori!
Il corso aiuta: a formarsi teologicamente sulla missione, a conoscere cosa significa evangelizzare, a riscoprire la propria chiamata battesimale, ad entrare in una nuova mentalità, a sperimentare sul campo l’annuncio. Il corso termina sempre con un’esperienza pratica di evangelizzazione

Veglia per la riconciliazione ::: Gesù, amore di ogni amore, la tua compassione non ha limite. Noi abbiamo sete di te che ci dici: "Perché avere paura? Non temere nulla, io sono qui". (Fr. Roger di Taizé) ::: Domenica 8 febbraio ore 21.15 presso la Chiesa di Sant'Egidio all'Orciolaia. 
Per info sul Pellegrinaggio diocesano a Taizé accompagnato dal nostro Vescovo 12-19 luglio 2009 ::: www.arezzotaize.it

DIOCESInforma ::: www.diocesi.arezzo.it - Tutte le info sulla nostra Diocesi - I programmi degli uffici pastorali - Gli incontri e le iniziative

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venerdì 30 gennaio 2009

Il profeta del presente

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DI GIACOMO BABINI
Vescovo emerito di Grosseto
1 febbraio, 4ª domenica del Tempo Ordinario. Gesù è il profeta del futuro, ma è soprattutto il profeta del nostro presente per cui è indispensabile confrontarsi sempre con il Suo insegnamento. La sua Parola smaschera il male che è in noi. L’opera sua e nostra sarà compiuta quando lo spirito del male ci avrà lasciati liberi come l’uomo della sinagoga di Cafarnao.Segue..... .Vangelo: «Insegnava loro come uno che ha autorità»
Nel Vangelo, in occasione di un esorcismo, l’insegnamento di Gesù viene riconosciuto come «un insegnamento del tutto nuovo», proposto «con autorità», cosa che fa «spaventare» la gente. La prova delle novità cristiana il popolo la vede nella scacciata del diavolo. La fuga del maligno però è al massimo la conferma dell’autorità di Gesù, non il suo insegnamento. All’inizio del brano evangelico che abbiamo letto c’è una annotazione molto chiara al riguardo: Gesù parla nella sinagoga, e «gli uomini erano molto colpiti dal suo insegnamento». In questo momento diventano visibili i suoi «divini pieni poteri» che lo distinguono dall’insegnamento «dei dottori della legge». Il nuovo insegnamento ci invita a riconoscere il male dal quale chiediamo la liberazione ogni volta che diciamo la preghiera del Padre nostro, quel male che non può stare accanto al Corpo di Cristo che riceviamo nella comunione. Gli insegnamenti che Gesù dà agli uomini sono infinitamente semplici e infinitamente esigenti. Nei tre anni di vita pubblica lo ripeterà più volte: amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi. Da ciò dipende tutta la legge e i profeti (cfr. Mt 7, 12). Questa è la perfezione raggiungibile dall’uomo, nella quale egli può e deve assomigliare al Padre celeste (cfr. Mt 5, 48). Certo che la conversione cristiana non può avvenire senza che si realizzi uno scontro aperto tra la signoria di Dio e quella del maligno. La resistenza del male e lo strazio cui assoggetta l’indemoniato nella sinagoga ne sono una conferma. Le persone presenti si intimoriscono e ammirano l’autorità di Gesù. Non sappiamo se tutti compresero che un tirocinio simile a quello dell’indemoniato liberato, in qualche misura dobbiamo farlo anche noi per liberarci dal peccato.

II Lettura: «Uniti al Signore senza divisioni né interiori né esteriori»
Nella seconda lettura, tratta dalla Prima Lettera ai Corinti, l’Apostolo Paolo a mò di esempio, distingue due categorie di uomini, i non sposati, più liberi di occuparsi della causa del Signore e gli sposati più legati alle cose del mondo. Certamente non vuole con tutto ciò distogliere dal matrimonio o dalle attività necessarie per il pane quotidiano, ma tutt’al più avvertirci su ciò che di solito avviene, che cioè le questioni del mondo diventano prevalenti, mentre quelle religiose sempre più opinabili. Attribuisce al celibato un certo primato («vorrei che tutti fossero come me», però aggiunge subito: «Ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio», per il quale è senz’altro possibile servire Dio «indivisi» e amare il proprio prossimo. Nello scorrere dei secoli il problema del celibato sacerdotale si è riproposto tante volte. Basterebbe ricordare quanto avvenne in merito anche nell’ultimo Concilio Ecumenico. La Chiesa Cattolica si riconosce nell’insegnamento Paolino. Chi è chiamato a condurre una Comunità cristiana ha tanti figli e tante figlie da amare e da confortare nella lotta contro lo spirito della carne e del sangue. Potrà essere umanamente tanto più libero ed efficace nel servire e donarsi a tutti, nella misura in cui si sarà spogliato dei propri problemi personali.

I Lettura: «A Lui darete ascolto»
All’insegnamento definitivo, che prima ancora di essere una regola di vita, sarà lo splendore del comportamento della persona che si dona con generosità e semplicità, allude già Mosè, quando nella prima lettura guarda avanti verso il Messia che deve venire e di cui Dio dice: «Voglio mettergli in bocca le mie parole». Sarà in Lui il compimento esatto di ogni cosa. A lui di conseguenza si dovrà guardare con grande interesse ogni giorno ed in ogni importante vicenda della vita. Nella Chiesa gli insegnamenti di Gesù hanno l’attualità e la continuità necessaria soprattutto attraverso la concretezza dei Sacramenti e della vita dei Santi di ogni tempo.
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Novena della Madonna del Conforto

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Comincerà domenica 1 febbraio con la giornata del voto legata alla penitenza e al digiuno per la liberazione dal terremoto il lungo itinerario spirituale che porterà la Chiesa aretina, cortonese e biturgense verso la festa della Madonna del Conforto. Venerdì 6 si alzerà il sipario sulla novena che quest’anno sarà predicata dal biblista monsignor Benedetto Rossi. Per tutti i giorni di preparazione alla festa del 15 febbraio è prevista alle 17.30 la recita del Rosario e alle 18 la solenne concelebrazione con la processione alla Madonna.
Nel corso della novena le parrocchie della città e dei vicariati limitrofi si recheranno in pellegrinaggio ai piedi della Vergine. Venerdì 6 sono invitate in cattedrale le comunità della Pieve, di San Michele, Sant’Agostino e poi i religiosi, le religiose, le associazioni, i movimenti e i gruppi di preghiera. Sabato 7 sarà la volta delle parrocchie di Santa Croce, San Gemignano, dei Santi Pietro e Paolo, del Sacro Cuore, di Santa Maria delle Grazie insieme al vicariato di Palazzo del Pero (Bagnoro, Bossi, Ranco, Santa Firmina, Rassinata, Staggiano, San Firenze). In questa giornata sarà celebrato il decimo anniversario dell’ingresso in diocesi del vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti. Un traguardo importante che anche Toscana Oggi celebrerà con una edizione straordinaria del settimanale diocesano. Alle 21 di sabato sarà la volta del pellegrinaggio dei giovani di tutta la diocesi che quest’anno partirà da piazza Guido Monaco. Segue..... .Domenica 8 sono chiamati in duomo le comunità di San Marco e Saione con il vicariato di Rigutino (Pieve a Quarto, Policiano, Olmo, Sant’Andrea a Pigli, Vitiano, Frassineto, Alberoro, Montagnano e San Zero). Lunedì 9 spazio alle parrocchie di San Donato e Pescaiola con il vicariato di Battifolle (Le Poggiola, Ruscello, Viciomaggio, Chiani, Agazzi, Santa Flora a Torrita, Tuori). Martedì 10 arriveranno nella Cappella della Madonna del Conforto l’Orciolaia e San Leo insieme al vicariato di Quarata (Campoluci, Castelluccio, Cincelli, Indicatore, Monte Sopra Rondine, Patrignone, Pieve a Maiano, Pieve San Giovanni, Pratantico, Venere, Castiglion Fibocchi). Mercoledì 11 sarà celebrata la giornata del malato Unitalsi. In cattedrale faranno visita alla cappella della Madonna del Conforto anche le comunità di San Bernardo, Badia e Santa Maria in Gradi. Giovedì 12 sono invitate le comunità della Santissima Annunziata, San Giuseppe e il vicariato di Capolona, Rassina e Subbiano (Marcena, San Martino Sopr’Arno, Santa Mama, Vogognano, Falciano, Castel Focognano, Pieve a Socana, Carda, Salutio, Talla, Faltona, Chitignano). Venerdì 13 sarà la volta di San Domenico insieme al vicariato di San Polo (Puglia, Chiassa Superiore, Giovi, Pomaio, Ceciliano, San Fabiano, Tregozzano, Antria, Ca di Cio). Sabato14 sarà celebrata alle 15.30 la S.Messa per gli anziani e gli ospiti delle case di riposo.
Domenica 15 febbraio, festa della Madonna del Conforto, la cattedrale si aprirà alle 6 del mattino. La solenne concelebrazione delle 10.30 sarà presieduta da monsignor Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze, mentre quella delle 18 da monsignor Gualtiero Bassetti. La S.Messa delle 16 sarà celebrata dal Vescovo di Fiesole, monsignor Luciano Giovannetti, e quella delle 21 dal Vescovo di Grosseto, monsignor Franco Agostinelli e verrà accompagnata dal coro dei bambini «Aliotti».
La cattedrale rimarrà aperta fino a mezzanotte. Come avviene da più di due secoli, la giornata del 15 febbraio sarà contrassegnata da un infinito pellegrinaggio davanti all’immagine miracolosa della Vergine. L’intera città sfilerà nella cattedrale e farà arrivare migliaia di fiori che formeranno un suggestivo tappeto di fronte all’altare della cappella della Madonna del Conforto. Si calcola che domenica entreranno in duomo 50mila fedeli.
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venerdì 23 gennaio 2009

Pescatori di uomini

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DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO
25 gennaio, 3ª domenica del Tempo Ordinario. Il Vangelo ci ricorda che il tempo ci è dato per un compito. Gesù sulla croce grida «tutto è compiuto»: oggi l’opera è stata portata a termine, e lascia questa vita. Marco inizia il suo Vangelo dicendo «il tempo è compiuto»: convertitevi. Il Regno di Dio sta sulla soglia del tempo terreno. Sarebbe insensato trascurare questa realtà che sta infallibilmente per arrivare. Segue..... .I Lettura: gli abitanti di Ninive capiscono e cambiano vita

La prima lettura ha meravigliato molte persone: Giona deve chiamare a conversione la città di Ninive: «Tra quaranta giorni Ninive sara distrutta». La conversione si adempie, non la distruzione. E chiaro che Dio ha voluto raggiungere la loro conversione; avvenuta questa, della distruzione non c’è più bisogno. Ma la distruzione minacciata non era un puro mezzo di spavento, era del tutto seria e viene giustamente presa in considerazione dai Niniviti. Essi comprendono forse anche il positivo: che Dio vuole sempre il bene e mai la distruzione, e che solo quando la conversione viene gettata al vento, egli deve estinguere il male per amore del bene. Ciò che mette questa lettura in rapporto col Vangelo è soprattutto l’immediatezza della risposta. I Niniviti, non traccheggiano, non rimandano a tempi migliori. Rispondono subito come gli apostoli nel Vangelo. Appartiene al carattere ironico del libro di Giona il fatto che il profeta insorge contro l’incostanza di Jahvè: «come può un Dio minacciare catastrofi e poi però non attuarle?»

II Lettura: disposti ogni momento ad uscire dal tempo
Paolo deriva nella seconda lettura ampie conseguenze dalla brevità del tempo. Non intende tanto avvertire i suoi ascoltatori di una importante prossima scadenza, quanto richiamare piuttosto la caratteristica del tempo che passa inesorabile e se non lo si riempie di opere vere, rimane tempo sprecato e non più recuperabile. Esso è nella sua essenza cosi impellente che non si può dimorare in esso in pace e senza affanni. Ogni persona, religiosa o meno, in qualsiasi condizione umana possa trovarsi, deve trarne le conseguenze. In questa brano della sua lettera l’apostolo parla di problemi riguardati soprattutto i laici, ma non esclude nessuno. Tutti i beni che abbiamo nel mondo, a causa del tempo che preme e della veloce consunzione del mondo, devono essere messi a frutto e utilizzati con il dovuto distacco, in modo che vi si possa rinunciare ogni momento. Il tempo ci è prestato, ma la revoca del prestito è possibile sempre anche senza preavviso.

Vangelo: conoscere la speranza della nostra chiamata
Il Vangelo mostra le conseguenze del tempo proclamato «compiuto» da Gesù. Con questo compimento il Regno di Dio sta per gli uomini, sulla soglia del tempo terreno, e così diventa assai significativo consacrarsi con tutta la propria esistenza alla quotidiana realtà del Regno che infallibilmente non tarderà ad arrivare. Se non lo si fa spontaneamente, si viene sollecitati da Dio attraverso le urgenze della vita. Nel racconto di oggi quattro discepoli sono da Gesù chiamati e allontanati dalla loro attività nel mondo, ed essi non si fanno pregare o chiamare due volte. Obbediscono subito alla chiamata al fine di occupare nella via che porta al Regno quel posto al quale il Signore li ha destinati: saranno pescatori di uomini. Queste sono chiamate esemplari, ma non propriamente eccezioni. Anche i cristiani, che rimangono all’interno della loro professione nel mondo, sono chiamati al servizio del regno che Gesù annunzia. Essi hanno bisogno, per seguire la chiamata, proprio di quella semplice immediatezza, senza ostentare troppo le difficoltà della sequela di Gesù, di cui ha parlato Paolo nella lettura. Come i figli di Zebedeo lasciano il loro padre e i suoi garzoni per seguire Gesù, così pure il cristiano che rimane nel mondo ha da lasciare molte cose che gli sembrano come prima impressione indispensabili. Ma non si può fare tutto: nella nostra esperienza umana le chiamate sono tante ma non tutte hanno la stessa importanza. La maturità e la sapienza che sono un dono dello Spirito Santo, ci danno i criteri per saper distinguere e scegliere. La sequela degli apostoli non fu lunghissima, ma fedele fino al compimento: «Chi mette la sua mano all’aratro e poi si volta indietro non è adatto per il regno di Dio» (Lc 9, 62).
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martedì 20 gennaio 2009

Pranzo di Sant'Antonio 2009

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Pranzo di Sant'Antonio 2009
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giovedì 15 gennaio 2009

Dio continua a chiamare

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DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO
18 gennaio, 2ª domenica del Tempo Ordinario. Siamo invitati dalle Scritture di questa domenica, non solo a considerare che Dio ha chiamato Abramo, Mosè, S. Paolo… ma anche a cogliere gli appelli di Dio che risuonano nel nostro mondo, perché Dio continua giorno per giorno ad operare per la nostra redenzione. Dio crea l’anima di ogni uomo.
Segue..... .Vangelo. La chiamata dei primi discepoli.
La scena del Vangelo si riallaccia al racconto del battesimo di Gesù. Egli inizia la sua vita apostolica. Ma non inizia lui stesso subito con chiamate alla propria sequela.

Giovanni Battista, l’ultimo profeta dell’Antico Testamento, che sa di essere il precursore, colui che gli prepara la via, gli manda infatti i primi discepoli. Il primo si chiama Andrea, il secondo insieme ad Andrea, non nominato, è senza dubbio Giovanni, l’evangelista stesso che ha scritto questo brano del Vangelo che stiamo commentando. Sequela significa qui in modo del tutto originario: andare dietro a Gesù, sapendo solo di essere stati invitati a seguirlo. Ma questo stato non dura a lungo, perché Gesù si volta e i due vanno verso di lui sotto il suo sguardo. «Che cosa cercate?» Essi non possono tradurlo in parole, perciò ecco la contro domanda: "«Maestro, dove abiti?». Dove è casa tua, affinché possiamo conoscerti meglio? «Venite e vedete». Invito ad andare insieme, senza ulteriore spiegazione; solo chi va insieme a lui, vedrà. E questo viene confermato: «Andarono insieme, e videro, e restarono». Restare è la parola che significa per Giovanni l’essere definitivamente presso Gesù, la parola della fede e dell’amore. Neppure il terzo discepolo, Simone, viene chiamato, ma viene come trasferito, quasi forzato. Gesù lo fissa con gli occhi: io ti conosco: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni». Ma io ti adopero per qualcos’altro: tu devi chiamarti Cefa, roccia, Pietro. Nessun invito, è una requisizione. A Gesù infatti occorre non solo tutto quell’uomo, gli occorre come pietra basilare per ciò che costruirà. Pietro sarà a tal punto la pietra basilare che dovrà portare tutto, anche l’amore ecclesiale: «Simone, mi ami tu più di questi?». A chi più è stato dato più sarà richiesto.

I Lettura. Un esempio di fedeltà
La prima lettura racconta la chiamata di un ragazzo portato dalla madre al Tempio. Diventerà un personaggio famoso nella storia di Israele, cioè Samuele, colui che consacrerà re prima Saul e poi David. Dio lo chiama mentre dorme. Lui sente la chiamata, ma non sa chi l’ha chiamato. «Samuele non conosceva ancora il Signore». Perciò alla prima e seconda chiamata egli va dal sacerdote Eli, finché questi alla terza chiamata comprende che il Signore stesso chiama il ragazzo e gli spiega le cose come deve: «Se ti chiama ancora, rispondi: "Parla, Signore, il tuo servo ascolta"». Questa è, intesa secondo il Nuovo Testamento, la mediazione ecclesiale, sacerdotale della chiamata di Dio. Tante persone sentono è vero una chiamata, ma sono insicure, non possono interpretarla, spiegarla giustamente. Allora viene inserita la Chiesa, il sacerdote, il quale sa che cosa è una chiamata autentica o solo presunta; il Dio che chiama si affida a questa mediazione. Il sacerdote, come Eli nel Vecchio Testamento, deve poter distinguere se è realmente Dio che chiama, e se sì, educare all’ascolto e al servizio perfetto. Samuele dice la Scrittura «non lasciò andare a vuoto nemmeno una parola».

II Lettura. «Non appartenete più a voi stessi»
La seconda lettura chiarisce che uno il quale ha veramente ascoltato la chiamata e ne ha colto l’immenso valore, «non appartiene più a se stesso». Egli è un acquisto, che desidera appartenere con anima e corpo al suo Signore. Qui il tono viene posto sul corpo, di cui colui che è chiamato il quale viene come espropriato, perché, dice Paolo, è diventato un membro nel sacro Corpo di Cristo; allora se uno pecca a riguardo del proprio corpo, la macchia è sul Corpo stesso di Cristo. L’espropriazione che si esige anche nelle precedenti storie di chiamata, non è parziale, ma totale. L’intero uomo corporeo entra nel servizio di Dio. Deve andare insieme, vedere, rimanere. Chi vede la vita secondo la fede Cristiana non chiede di meglio, perché desidera affidarsi solo all’abbraccio di Dio.
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sabato 10 gennaio 2009

Il Battesimo di Gesù: acqua e spirito santo

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DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO
Domenica 11 gennaio, Battesimo di Gesù. Il tema che unisce le letture di oggi, più che l’atto del battesimo è il rapporto tra acqua e salvezza. L’acqua è l’immagine significativa della grazia gratis data, che purifica e rinnova.
Vangelo: Acqua e Spirito.
Il Vangelo, che racconta il battesimo del Signore, mette in evidenza quanto di particolare avvenne nel momento in cui Gesù, come uno dei tanti penitenti si avvicinò a Giovanni Battista e questi gli versò sulla testa l’acqua del Giordano. Mentre per tutti gli altri il battesimo finiva così, per Gesù avvennero fatti straordinari e significativi che di fatto preludono il battesimo cristiano e segnano il passaggio tra l’Antico ed il Nuovo Testamento.

Cosa avvenne? Si aprì il cielo sopra Gesù, si vide lo Spirito Santo librarsi come colomba e si udì la parola del Padre che disse «questi è il mio Figlio diletto». Il Padre lo dichiara suo Figlio diletto: modello di tutti coloro che dopo di lui riceveranno il battesimo cristiano: tutti riceveranno lo Spirito dall’alto e saranno rigenerati come figli di Dio. L’acqua del Giordano, come l’acqua di tutta la creazione, sarà da allora in poi un segno assunto nell’avvenimento del battesimo di Gesù, nel quale si manifesta in modo chiaro la SS Trinità. Ciò che era finora un simbolo ora diventa parte di un sacramento, anzi una componente necessaria per tutti coloro che vorranno ricevere il battesimo ed essere «rigenerati dall’acqua e dallo Spirito» (Gv 3, 5), per condividere la vita divina. Tutto questo diventa possibile, perché il Figlio incarnato si immerge nella storia della umanità per redimerla dal peccato. Dà pieno e comprensibile significato agli antichi segni, come l’arca di Noè nel diluvio (1 Pt 3, 2 is.), il passaggio del mare all’uscita dall’Egitto (1 Cor 10, 1-2) e infine il battesimo ad opera di Giovanni Battista, nell’acqua del Giordano. Segue..... .I Lettura: Acqua gratis.
Nella prima lettura l’acqua diventa immagine profetica della grazia data dall’alto, senza di cui il terreno, ma anche l’assetato cuore dell’uomo, rimarrebbe arido. «O voi che avete sete, venite tutti all’acqua, comperate senza denaro». Tutto ciò che dev’essere acquistato con denaro «non nutre» e «non rende sazi». Con Dio non è possibile nessun rapporto di scambio, si possono solo ricevere i suoi doni, che vengono paragonati con la «pioggia» che cade dal cielo. Senza la pioggia niente germoglia sulla terra e non ci si potrebbe vivere. (v. 10). Solo ciò che viene innaffiato dalla pioggia che scende dal cielo è in grado di produrre il giusto frutto: con la rivelazione divina possiamo parlare a lui, nel suo Spirito possiamo essere da lui rigenerati.

II Lettura: Acqua e sangue.
Ma la seconda lettura non si accontenta di «Spirito e acqua»: occorre come terzo elemento anche il sangue, quel sangue, che insieme con poca acqua esce dal costato di Cristo trafitto dalla lancia sulla croce. Colui che viene definito durante il battesimo nel Giordano dal Padre come il Figlio diletto ed eletto, è lo stesso che porterà la croce al Calvario e su di essa finalmente avrà adempiuto tutta la volontà di Dio. Ora «i tre elementi, Spirito, acqua e sangue» sono diventati una unica «testimonianza per suo Figlio». Ogni battezzato deve comprendere che la sua figliolanza divina è dovuta a questa unità di acqua e di sangue di Gesù; chi col battesimo entra nella vita di Cristo dovrà in qualche modo andare fino alla sua fine, per rendere testimonianza della sua fede «insieme con lo Spirito» (Gv 15, 26-27).

Questa esposizione dottrinale, pur necessaria, può darsi che ci risulti arida. Se però abbiamo la buona volontà di raffigurarci i momenti ricordati dalle parole, cioè la immensità dell’amore della Trinità Divina che si rivela nel Giordano, il sangue versato per noi fino all’ultima goccia sul Calvario, non ci rimane che rinnovare il nostro giubilo e benedire con tutta l’anima le «Mirabilia Dei».
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lunedì 5 gennaio 2009

C'è per tutti una stella - Epifania del Signore

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mons. Antonio Riboldi
Epifania del Signore 
Ha sempre affascinato gli uomini di buona volontà, il racconto dei magi che partirono da Oriente per recarsi a Betlemme, alla ricerca del "re dei Giudei per adorarlo. Abbiamo visto la sua stella e l'abbiamo seguita".
Non sapevano nulla del mistero del Messia, ossia di Dio che per l'infinito amore che ha per gli uomini, tutti i suoi figli, si era fatto uomo e nato a Betlemme.
Si lasciarono condurre "dalla sua stella in Oriente" e non esitarono ad affrontare un lungo viaggio. Segue..... .Ma per loro il mistero del Messia, rendeva bella la fatica. Non sapevano dove era Betlemme; non si immaginavano neppure cosa avrebbero o chi avrebbero trovato.
La loro guida era quella stella che non si fermava, ma li spingeva a camminare, guidando i loro passi fino a Gerusalemme dove la stella scomparendo, voleva forse dire loro che non era nel mondo che aveva rifiutato di accogliere Gesù, che avrebbero trovato il Messia.
Ebbero le indicazioni del profeta: "A Betlemme di Giudea, perché così era scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda; da te uscirà infatti, un capo che pascerà il mio popolo, Israele".
Udite la parole del re Erode che si era subito preoccupato di un possibile contendente del suo potere, pronto ad ucciderlo, come veramente avvenne poi nella strage degli Innocenti, essi partirono.
Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino.
Al vedere la stella essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre e prostratisi Lo adorarono" (Mt. 2,1-12).
Come al solito il mondo, partendo dai doni che i magi fecero a Gesù: doni che esprimevano la loro grandissima gioia e quindi un modo per dire "grazie" a Chi per trovarLo avevano fatto un lungo cammino, ha tratto modo per una delle solite vie per trarre profitto, ignorando il mistero:
e così l'Epifania, ossia la chiamata che Dio faceva a tutti gli uomini di tutti i tempi al suo Regno, divenne, la festa della befana. Mentre invece l'Epifania, appunto per il suo carattere di chiamata di tutti alla salvezza, è davvero la nuova storia di Dio con l'uomo, una storia di amore e di salvezza.
Per noi che non siamo figli del popolo eletto, ossia gli ebrei, l'Epifania è come il Natale.
Vale la pena insieme di contemplare questa "grandissima gioia" prendendo alcuni spunti dal racconto dei Magi.
Anzitutto quella ricerca di Qualcuno che misteriosamente li attraeva, al punto da fare un lungo e faticoso viaggio.
Ma quando si cerca la Verità, che è l'indomabile sete del cuore dell'uomo, di ogni uomo o donna, non pesa la fatica o la sofferenza. Il momento in cui finalmente, come i Magi si trovano avvolti dalla Verità è come ritrovare il gusto della vita.
Viviamo un tempo che ha la sua sofferenza non solo nelle tante e inevitabili difficoltà che sono la salita al Calvario per la resurrezione, ma soprattutto in quel vuoto di cuore che ha tanta sete di infinito e non sa dove cercare la sorgente.
La si cerca nel denaro, nel successo, nel piacere, nel potere, ma si ci si accorge presto che non sono la stella che conduce alla gioia senza limiti di tempo, come fu per i Magi a Betlemme.
Dobbiamo avere il coraggio di dirci che vivere così, è come sentirsi "soli" che è l'inferno della esistenza. Abbiamo bisogno di Altro, di Lui, Dio.
E Dio non fa mancare, quando ci si lascia prendere per mano dal desiderio della Verità, di farci dono della "stella", ossia di quei "segni" che ci guidano.
Non appartengo al pessimismo, ossia a non vedere la speranza, pur avendo passato momenti di grande prova: basta ricordare il Belice, il terremoto, e tanti altri fatti che hanno costellato la mia vita.
Tanti mi chiedono dove ho trovato il coraggio e la speranza. Ho sempre avuto lo sguardo fisso a Dio, che come una stella ha guidato e sostenuto i miei passi.
Il cielo nel nostro tempo, se lo guardate con gli occhi della speranza che è dono di Dio, è davvero pieno di "stelle", che accompagnano tantissimi uomini di buona volontà.
Basta pensare alle tante forme di volontariato, ai medici senza frontiere che operano dove pare non ci sia speranza, a missionari che sono felici anche se circondati dalla fame e dalla persecuzione, a tanti, ma tanti che non conoscono il male della solitudine.
Direi che il domani è proprio di quel cielo stellato di uomini di buona volontà più forte dei folli temporali di chi non conosce solidarietà e amore di Dio.
E la nostra "stella" a volte appare quando meno ce l'aspettiamo. Ho conosciuto alcuni di questi fratelli che per anni vivevano senza guardare il cielo.
Poi, all'improvviso hanno scorto la stella di Dio e la loro vita fu una corsa verso la gioia.
Ricordo un mio confratello don Clemente Rebora, grande poeta, che fino a 40 anni vagava nella vita e irrideva a ciò che era celeste.
Quando Dio lo raggiunse, la sua vita fu altra ed era per me uno spettacolo veder la sua corsa verso la grotta di Gesù, dove attingeva grandissima gioia.
Nella Quaresima del 1955, il Card. Montini, poi Paolo VI, si faceva profeta della speranza con queste parole che sembrano scritte per noi: "Dall'inquietudine degli spiriti laici e ribelli e dall'aberrazione delle dolorose esperienze umane, prorompe fatale una confessione al Cristo assente: di Te abbiamo bisogno.
Di te abbiamo bisogno, dicono anche altre voci isolate e disparate: ma sono molte oggi e fanno coro. E' una strana sinfonia di nostalgici che sospirano a Cristo perduto: di pensosi che intravedono qualche evanescienza di Cristo; di generosi che da Lui imparano il vero eroismo;
di sofferenti che sentono la simpatia per l'Uomo dei dolori; di delusi che cercano una parola ferma, una pace sicura: di onesti che riconoscono la saggezza del vero Maestro; di volenterosi che sperano di incontrarlo nelle vie diritte del bene; di convertiti che confidano la loro avventura spirituale e dicono la loro felicità per averLo trovato".(Quaresima 1955).
A distanza di quasi 50 anni, possiamo dire che davvero il mondo è pieno di Magi che seguono una stella che li conduce alla grotta di Gesù.
Non c'è che da fare compagnia a loro: è la giusta compagnia per chi vuole giungere alla vera gioia. Altre compagnie donano l'inferno del nulla.
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sabato 3 gennaio 2009

Tombola nel Teatrino dell'Asilo

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Dio entra nella storia

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DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO
4 gennaio, 2ª Domenica dopo Natale. La liturgia della festa di Natale ha proposto alla nostra contemplazione il mistero della incarnazione di Gesù. Nella domenica successiva abbiamo ricordato Maria e Giuseppe, la famiglia umana di Gesù. Ed oggi, prima domenica dell’anno 2009, pensiamo al nostro coinvolgimento nella storia della salvezza che continua nel tempo. Segue..... .I Lettura: L’Antica e la Nuova Alleanza, le vie di Dio per entrare nella nostra storia
La sapienza, di Dio è riversata in tutta la creazione e non ci si può meravigliare se certi uomini pii della storia hanno cercato di adorare Dio in alcune espressioni più apparenti di altre della Creazione come il grande spettacolo e fascino dei corpi celesti. Però l’autorivelazione di Dio ha, fin dall’inizio uno spessore particolare in Israele al quale Dio affida grazie particolari, per capire che Dio è infinitamente superiore alle sue opere. Non lo si può confondere con il sole, con le potenze della natura. E’ infinitamente al di sopra. L’avvenimento più bello per l’umanità, quello del ritorno a Lui, lo affiderà appunto al figlio Gesù, il quale porrà la sua presenza umana, in Israele. La sua presenza è sotto una tenda come quella di qualsiasi altra persona. La redenzione è per l’umanità intera, ma il suo piano entrerà nella storia degli uomini e della creazione cosmica attraverso il del Popolo Eletto.

L’avvento della realtà divina incarnata di Cristo si sviluppa in Israele e poi nella Chiesa per arrivare al mondo intero. Colui che ha voluto farsi uno di noi, userà anche le nostre categorie umane per proporre la salvezza ai fratelli.

Vangelo: «E il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi».
Nel Vangelo il Verbo-Creatore di Dio, appare nella persona Gesù Cristo. Un uomo, addirittura un pellegrino, e proprio in questa condizione di vita vissuta come noi, comunica a tutti la sua vera realtà e ci aiuta a ritrovare la nostra. Tutte le cose devono se stesse a questo Verbo, ma chi Egli sia si rivela al mondo unicamente perché questa "parola creatrice" diventa un uomo singolo e tutto particolare. Quest’uomo ha rivelato con tutta la sua esistenza che egli è il Verbo di Dio che tutto crea, che egli è uscito da Dio, sua origine e Padre. Se fosse stato un angelo non lo avrebbe potuto fare, perché un angelo non può morire, mentre c’era bisogno della "Parola dalla croce" (1 Cor 1, 18) per farci capire che egli è amore, fino alla morte, che il Padre permette per amore del mondo (Gv 3, 16). Nessuna religione ha contemplato anche solo da lontano questa Parola che si è espressa in figura di uomo. Una vera religione non è né il tentativo di diventare noi stessi Dio (mistica), né di persistere nella distanza creaturale da Dio (giudaismo, islam), ma di conquistare la suprema unione con Dio, pur nella distinzione netta tra creatore e creatura.

Questa radicale vicinanza ci può anche disorientare e la sua tenda simile alle nostre renderci difficile capire che quell’inquilino comune, è senza peccato e ha capacità divine. Per questo S. Giovanni deve constatare la chiusura ostinata di chi non ha voluto riconoscere la luce che veniva nel mondo, e così il passaggio di Gesù nel mondo, per molti, anche tra i vicini, è passato inosservato. Così come avvenne nel primo Natale si può ripetere ancora.

II Lettura: La grazia della fede necessaria per conoscere la verità
S. Paolo avverte il pericolo di cui abbiamo parlato nel Vangelo. Ripete ancora le grandi cose operate da Dio ed invita alla grande preghiera di ringraziamento.

La creazione nel Verbo di Dio era dall’eternità il piano di salvezza per mettere in rapporto con il Padre noi uomini e con noi tutto il mondo nella figliolanza dell’eterno Figlio. Anche se tutto questo doveva compiersi mediante l’incarnazione e la croce (Ef 1, 7). Ciò è qualcosa di difficile comprensione per cui l’apostolo supplica per noi lo Spirito Santo affinché noi possiamo comprendere "a quale speranza" siamo chiamati mediante il Figlio, giacché nessun uomo potrebbe supporre per sé una destinazione tanto grande. Solo lo Spirito di Dio, posto nel nostro cuore, ci rende capaci di tale ardimento, di considerarci come «eredi» di tutta la «gloriosa ricchezza» di Dio.
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giovedì 1 gennaio 2009

Buon Anno a Tutti

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Buon anno a tutti! buon inizio di anno con la benedizione del Signore! con la protezione di Maria Santissima, con la pace nel cuore. Che il Signore ci conceda un anno di pace, un anno di serenità, un anno di benevolenza, un anno di amore e di comprensione.
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Maria Santissima, Madre di Dio

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Di Don Romeo Maggioni
All'inizio di un nuovo anno la Chiesa ci invita a guardare a Maria. Da lei è iniziato il mondo nuovo salvato da Cristo; in lei scopriamo anche l'atteggiamento giusto di fronte al dono salvifico di Dio. 
Memoria della nostra autentica identità è oggi per noi Maria, posta come modello e riferimento per dare speranza e senso nuovo ai giorni del nuovo anno che incomincia. 
Segue..... .1) "NATO DA DONNA" 

"Quando venne la pienezza del tempo – scrive oggi San Paolo – Dio mandò il suo Figlio". La pienezza del tempo significa che siamo al vertice, al compimento, al senso pieno del tempo. Di fronte ad un anno nuovo nasce l'incognita: come sarà? che cosa mi aspetta? verso dove va la storia? Quel che doveva capitare di decisivo per l'uomo e per la storia è già avvenuto: Dio ha mandato il suo Figlio! Questo è il vertice del tempo, perché lo apre all'eterno togliendolo dal suo rotolare verso la fine. Dio ha assunto la nostra umanità per aprirla definitivamente alla divinità. Tutti gli altri accadimenti di questo anno, tutti i nostri giorni a venire hanno un senso e un riscatto solo in questo fatto decisivo della incarnazione di Dio. 

"Nato da donna", dove si dice la concreta e piena umanità di questo Dio fatto uomo, fatto uno di noi, che vive ogni nostra esperienza umana, facile e difficile, fino alla morte, fino al cimitero. Umanità vera, concreta, e quindi conosciuta e condivisa in pieno dal nostro Dio che ora sa di che cosa siamo fatti, perché ha provato tutto sulla propria pelle. Nei giorni difficili di questo anno non diciamo mai di essere soli e abbandonati: Uno, Dio, sa, conosce e condivide i giorni e le pene di ogni uomo. L'augurio della prima lettura: "Il Signore rivolga su di te il suo volto" s'è tradotto in una condivisione giornaliera, perché Dio ha vissuto in Cristo tutta la vicenda umana. Come fratello e come salvatore, naturalmente! 

"Perché ricevessimo l'adozione a figli". In sostanza questa è la salvezza che riscatta la nostra esistenza. Non siamo più gente abbandonata alle violenze degli uomini e della storia, alle malattie e alle ingiustizie come figli di nessuno, obbligati per stare a galla a usare tutte le prepotenze possibili o destinati a soccombere di fronte al più forte o agli imprevisti del caso; siamo figli di Dio, padrone del mondo e signore della storia; siamo figli di Dio con una dignità e un destino ben oltre ogni nostra aspettativa; siamo figli di Dio perché amati, perdonati e accolti dal cuore di un Padre. Non c'è giorno con la sua pena che possa distoglierci dalla mano "del più grande di tutti". 

2) "SERBAVA QUESTE COSE.. MEDITANDOLE" 

Se Maria, madre di Dio fattosi uomo per fare di ogni uomo un figlio di Dio, diviene memoria della nostra più autentica identità, oggi la Chiesa ce la offre come modello e invito a non dimenticare questa realtà divina che è posta in noi; appunto a "serbare tutte queste cose meditandole nel cuore" come faceva lei. E' facile essere presi dalla corsa della vita; è facile ingolfarci negli interessi del lavoro o essere travolti dalla ricerca del piacere, da traguardi deboli e insoddisfacenti! Il Signore ci ha fatto un cuore per destini più grandi, quelli di essere niente di meno che simili a Lui. Abbassare gli orizzonti alla fine è tradire il nostro più autentico bisogno, e quindi votarsi all'infelicità e fallimento. 

Allora non manchi ogni giorno questo sforzo di autocoscienza profonda che attinge alla nostra più vera identità, quella di figli di Dio. Maria ci sta davanti come colei che pienamente s'è fidata di Dio, del suo disegno anche sorprendente e vi si è abbandonata con un sì costante e fedele. Senza far nulla di straordinario: fu semplicemente casalinga, ma col cuore di "serva del Signore", pronta sempre a fare la sua volontà. E' una formula di vita semplice, accessibile a tutti. San Paolo dirà che "tutto concorre al bene per coloro che amano Dio": anche nei momenti duri, Dio sa trarre il bene per i suoi! 

E Maria sta sulla soglia dell'anno nuovo anche come madre: madre di Dio, ma di quel Dio diventato uomo, fratello di ogni uomo; anzi di quel Gesù che è Capo del Corpo che è la Chiesa, quindi madre di ognuno di noi. Non manchiamo allora di ricorrere a lei con totale fiducia. "Non s'è mai sentito che alcuno abbia ricorso alla vostra protezione e sia stato abbandonato", prega la bella invocazione di San Bernardo. Non chiudiamo mai giorno di questo nuovo anno senza un pensiero fiducioso a Maria, nostra tenerissima madre! 

Oggi si parla di pastori che se ne andarono a dire che nella città di Davide era nato un Salvatore. E tutti "si stupivano", cioè erano pieni di meraviglia e di gioia per quel che veniva riferito. Forse anche oggi – e più – è necessario uscire di chiesa e andare a dire alla gente la notizia che cambia davvero la vita: o uomo, "non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, anche erede per volontà di Dio" (II lett.). Lasciamo ad altri le chiacchiere vuote degli auguri; noi proclamiamo la verità del vangelo, che sola dice la dignità e la grandezza vera di ogni uomo!

Continua...

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Parroco: Don Alessandro Milani
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