martedì 30 dicembre 2008

Appello per un immediato tavolo di dialogo in Medio Oriente

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In queste ore di preoccupazione e sofferenza per il susseguirsi delle azioni di violenza in Medio Oriente gli studenti dell’Associazione Rondine Cittadella della Pace lanciano un appello per la pace in Medio Oriente. Sono studenti palestinesi, israeliani, libanesi, georgiani, abcasi, osseti, russi, ceceni, serbi, bosniaci, macedoni, sierraleonesi che vivono insieme allo Studentato Internazionale di Rondine in provincia di Arezzo nella convinzione che il dialogo sia sempre possibile.
Tutta l’Associazione Rondine Cittadella della Pace sottoscrive l’appello proposto dagli studenti e chiede ai partner, agli amici, ai media la più ampia diffusione possibile di queste parole sperando che possano essere un piccolo contributo alla riflessione di tutti.
Segue..... .Noi, studenti di "Rondine Cittadella della Pace", che proveniamo da diverse zone di conflitto, sappiamo bene che cos'è la violenza, la guerra, il valore della vita umana. Seguiamo le notizie dalla Palestina e Israele e con grande dolore protestiamo!

Muore la gente...! La gente inèrme! Le persone che hanno diritto alla vita!

Lo Studentato Internazionale condivide il dolore di tutte le persone e tutte le famiglie che hanno perso i loro cari. Noi protestiamo contro tutti i tipi di violenza e ci rivolgiamo con questo appello a tutte e due le parti, chiediamo di trovare una lingua comune, di sedere attorno al tavolo del dialogo e di risolvere il conflitto senza violenza.

Tutte le persone hanno diritto alla vita!


Studentato Internazionale di Rondine Cittadella della Pace
30/12/2008

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domenica 28 dicembre 2008

Immagini Mercatini di Natale 21-12-2008

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Mercatino Natale 2008
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sabato 27 dicembre 2008

FAMIGLIA, piccola chiesa domestica

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Di Mons. Antonio Riboldi Vescovo Emerito di Acerra
Se c'è un immenso bene per tutti noi - genitori e figli - una vera scuola di vita, con la V maiuscola, è il dono della famiglia.
Chi di noi non ha nostalgia della sua famiglia? Del papà, della mamma, dei fratelli?
Nella mia famiglia, con la severità di papà, vera autorità che fa crescere, c'era la dolcezza di mamma (quanta pazienza con noi!) e la gioia turbolenta di essere in sette fratelli.
C'era tanta povertà, che difficilmente oggi si può immaginare, ma compensata da tanto, tanto affetto e tanta fede e rispetto, per cui la famiglia era davvero il bene insostituibile per ciascuno. Quante volte, nelle mie riflessioni, parlo di mamma!
Una famiglia che aveva la sua solidità nel sincero e profondo amore che c'era tra i genitori, anche se provati da tante difficoltà: un amore che non si affidava, come spesso accade oggi, al solo sentimento, che svanisce presto, lasciando quel vuoto che poi uccide l'amore, ma un amore che era decisione ferma di 'amare l'altro, volerlo amare, più di se stessi'. Segue..... .Ci si svegliava al mattino e tutti, anche se singolarmente, recitavamo subito le preghiere del mattino e terminavamo il giorno con il S. Rosario. Oggi pare che tutto sia divorato dalla TV, dalla corsa al consumismo e Dio trova poco spazio nelle nostre giornate.
Nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, all'articolo 16 si dichiara: “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto a essere protetta dalla società e dallo Stato”. Già siamo molto lontani dall'attuazione di questo principio etico, universalmente accettato, o almeno così dovrebbe essere!
Ma, soprattutto, da quando la famiglia ha cessato di essere una 'piccola Chiesa domestica', si è approfondita quella crisi che tutti soffriamo.
Ecco dunque che la Chiesa celebra oggi - e molto opportunamente - la Festa della Sacra Famiglia, ossia di Giuseppe sposo, Maria Mamma e Gesù Figlio.
Così la Chiesa descrive mirabilmente la famiglia - al di là di tutte le pericolose sciocchezze che si scrivono oggi -: “L'Autore di tutte le cose (Dio) ha costituito il matrimonio quale principio e fondamento della umana società e con la sua grazia l'ha reso grande sacramento, in riferimento a Cristo e alla Chiesa. I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni della fede reciprocamente e nei confronti dei figli e di tutti gli altri familiari. Sono essi i primi araldi della fede ed educatori dei loro figli; li formano alla vita cristiana e apostolica con la parola e l'esempio, li aiutano con prudenza nella scelta della loro vocazione e favoriscono con diligenza la sacra vocazione eventualmente in essi scoperta" (AA 11).
Non possiamo nasconderci come lo sbando di tanti ragazzi o giovani, che eufemisticamente si definisce 'sballo', abbia la sua radice proprio da quello che si insegna e testimonia nelle famiglie. Ogni figlio che nasce, dono del Padre e, prima ancora Suo figlio, è un preziosissimo 'racconto di bellezza di animo' che, lentamente, con l'età, sarà chiamato, responsabilmente a formare lo stupendo scenario della santità.
Il giorno in cui un bambino viene presentato alla Chiesa, perché, con il Battesimo, divenga figlio di Dio e quindi membro della grande famiglia celeste, che domani si riunirà in cielo, ai genitori si chiede la promessa di un'educazione alla fede.
Compito primario di mamma e papà non delegabile.
La Chiesa, nelle tappe della vita - la Cresima, il Matrimonio - cerca di verificare e colmare i vuoti educativi. Ci si accorge, tante volte, della grande ignoranza, come se negli anni passati non avessero ricevuto nessuna educazione di 'figli di Dio'.
E per quanti sforzi possa fare la Chiesa, nella catechesi, non potrà mai supplire all'educazione della famiglia. Che grande responsabilità dei genitori!
Sono sempre stato del parere che l'educazione religiosa, che i genitori impartiscono, sia l'atto di carità più grande si possa esercitare, perché si dà 'forma divina alla vità.
Cosi come, venir meno a questo grande compito, è il più grande danno alla vita dei figli ed il più grave peccato, di cui si dovrà rendere conto a Dio e …ai figli stessi!
È davvero sulla sacralità della famiglia, sul suo compito di catechesi e, quindi, di formazione alla vita secondo Dio, che si gioca la bontà e bellezza di ogni famiglia, ripeto, insostituibile e non delegabile ad altri, neppure all'opera dei catechisti che, pur facendo di tutto per dare un senso spirituale alla vita, non basteranno.
È istruttivo, allora, ciò che l'Evangelista Luca racconta oggi: “Quando venne il tempo della loro purificazione, secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù a Gerusalemme, per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombe. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele. Lo Spirito Santo che era sopra di lui gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte prima di avere veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò nel tempio: e mentre i genitori vi portavano il Bambino Gesù, per adempiere alla Legge, lo prese fra le braccia e benedisse Dio dicendo: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. Il padre e la madre di Gesù si stupirono delle cose che si dicevano di lui. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza e la grazia di Dio era sopra di Lui” (Lc 2, 22-40).
Cerchiamo di imitare l'esempio della Sacra Famiglia, come è descritta dal caro Paolo VI:
“Le lezioni che ci dà Nazareth
lezione di silenzio: rinasca in noi la stima del silenzio, ammirabile e indispensabile atmosfera dello spirito; rinasca in noi questa stima, circondati come siamo da tanti frastuoni e voci clamorose nella nostra vita moderna e supersensibilizzata.
O silenzio di Nazareth, insegnaci il raccoglimento interiore, dacci la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e le parole dei veri maestri. Insegnaci la necessità del lavoro di preparazione, dello studio, della vita interiore personale, della preghiera che Dio solo vede nel segreto.
Lezione di vita di famiglia: Nazareth ci insegni che cos'è la famiglia, la sua comunione di amore, la sua austera e semplice bellezza, il suo carattere sacro ed inviolabile. Impariamo da Nazareth com'è dolce e insostituibile la formazione che essa dà. Impariamo come la sua funzione stia all'origine e alla base della vita sociale.
Lezione di lavoro: o Nazareth, casa del 'figlio del falegname'. Vorremmo qui comprendere e di qui celebrare la legge severa e redentrice della fatica umana. Qui ricomporre la dignità del lavoro, richiamare qui che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che a garantire la sua libertà e dignità, sono, al di sopra dei valori economici, i valori che lo finalizzano” (5/1/1964 a Nazareth).
Con Madre Teresa di Calcutta preghiamo:
“Padre dei Cieli, ci hai dato un modello di vita nella Sacra famiglia di Nazareth.
Aiutaci, Padre d'amore, a fare della nostra famiglia un'altra Nazareth,
dove regnano l'amore, la pace e la gioia.
Che possa essere profondamente contemplativa,
insensatamente 'eucaristica' e vibrante di gioia.
Aiutaci a stare insieme nella gioia e nel dolore, grazie alla preghiera in famiglia.
Insegnaci a vedere Gesù nei membri della nostra famiglia,
soprattutto se vestiti di sofferenza.
Che il Cuore eucaristico di Gesù renda i nostri cuori mansueti e umili come il Suo.
Aiutaci a svolgere santamente i nostri doveri familiari.
Che possiamo amarci come Dio ama ciascuno di noi,
sempre, ogni giorno,
e saperci perdonare i difetti come Tu perdoni i nostri peccati”.
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giovedì 25 dicembre 2008

E’ nato! Alleluia!

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E’ nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie
suonate! Squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma come nei libri hanno detto
da quattromill’anni i profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Da quattromill’anni s’attese
a quest’ora su tutte le ore.
E’ nato, è nato il Signore!
E’ nato nel nostro paese.
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
E’ nato il Sovrano Bambino,
è nato! Alleluia, alleluia! Continua...

mercoledì 24 dicembre 2008

Videomessaggio del Vescovo Bassetti per gli auguri di Natale

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Natale: anche i pastori diventano «angeli»

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Letture della Messa nella notte di Natale: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce» (Is 9, 1-3. 5-6); «È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini» (Tt 2, 11-14); «Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2,1-14)
DI ANGELO SCEPPACERCA
L'evangelista Luca, come un regista, fa una zoomata: dalla panoramica su «tutta la terra», restringe l’obiettivo sul Medio Oriente (Siria), poi sulla Palestina (Galilea e Giudea), infine su Betlemme, raccogliendo fra migliaia di volti i tratti di un uomo e di una donna, Giuseppe e Maria, quasi a condensare la Storia universale nella loro piccola storia familiare. S’intuisce il disagio di questi giovani sposi a causa del viaggio e della mancanza di intimità in cui si trovano. La nascita del bambino avviene nella precarietà: c’era tanta di quella gente in quella «stanza» che Maria dovette adagiare il Bimbo nella mangiatoia degli animali.Segue..... .All’affannoso movimento di folla si contrappone la statica veglia dei pastori, all’editto imperiale fatto risuonare per tutta la terra risponde il canto degli angeli in cielo, alla confusione di lingue presenti a Betlemme fa da contrasto la silenziosa notte della campagna. Siamo lontani forse solo qualche chilometro dalla piccola borgata di Giudea, molte miglia invece dalla grande Roma... ma siamo in un altro mondo, il mondo di quelli che letteralmente «non contano», che valgono talmente poco da non fare numero. I pastori infatti erano una categoria considerata senza fissa dimora, non godevano – alla pari delle donne e dei bambini – del diritto civile di testimonianza in tribunale, ed erano assimilati ai ladri e ai briganti. Giuseppe e Maria, come i pastori, non hanno posto. Eppure, proprio quei pastori sono scelti come primi testimoni e annunciatori del mistero della salvezza, così come le donne saranno le prime testimoni e missionarie della resurrezione!

I pastori decidono di aderire a ciò che viene loro rivelato, e si lasciano mettere in moto: vanno «senz’indugio» e riferiscono «ciò che del bambino era stato detto loro». I pastori diventano a loro volta «angeli», cioè annunciatori del mistero, rivelatori e missionari!

La grande gioia annunciata ai pastori «è per tutto il popolo». I pastori sono dunque i primi predicatori. La gioia annunciata è «grande», proporzionale alla paura che l’ha preceduta. L’oggi dei pastori è in realtà anche il nostro «adesso». Noi non attendiamo un’altra alba, perché la vita ci è stata data per accorgerci della salvezza in questo nuovo giorno.
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martedì 23 dicembre 2008

Il messaggio di Natale del Vescovo di Arezzo

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Dal presule l’invito a mettere al centro l’uomo per fronteggiare il cambiamento
«Nuove forme di solidarietà per affrontare la crisi economica»
Monsignor Bassetti lancia l’allarme occupazione e si dice preoccupato per l’impoverimento delle famiglie

Lo «spettro della disoccupazione» aleggia sull’aretino. Lo scrive il Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Gualtiero Bassetti, nel messaggio alla diocesi per il Natale dedicato alla crisi economica che sta colpendo soprattutto i comparti orafo e manifatturiero. «Con la fine dell’anno – spiega il presule – numerose aziende della provincia vedranno diminuire gli ordinativi e si prevede una riduzione della manodopera attraverso il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato. In altre imprese sono state programmate ferie forzate, mentre in altre ancora si ricorrerà alla cassa integrazione che ha raggiunto livelli preoccupanti nell’intera zona».Segue..... La riflessione di monsignor Bassetti prende spunto da un paragone. «Dio si è fatto uomo in un luogo di povertà. E oggi, purtroppo, i luoghi del bisogno sono sempre più anche le case delle nostre famiglie. Case in cui manca il lavoro, in cui non ci sono i soldi sufficienti per arrivare alla fine del mese e far studiare i figli». Altro problema che allarma il Vescovo è la «perdita della casa acquistata con fatica ricorrendo ad un mutuo o a prestiti alle cui rate adesso non si riesce a far fronte». Poi un riferimento ai timonieri d’azienda: «Un pensiero va anche agli imprenditori locali che si stanno confrontando con una grave congiuntura negativa e corrono non pochi rischi anche di natura personale».
La Chiesa è accanto a coloro che sono in difficoltà. «Come comunità cristiana, siamo vicini a chi è toccato da questi cambiamenti», spiega il Vescovo. Poi indica una possibile strada da percorrere per affrontare la crisi economica. «Di fronte ad una fase così delicata, il “fattore” decisivo è ancora una volta l’uomo che deve restare il vero protagonista dell’agire sociale. In quest’ottica è opportuno immaginare nuove forme di solidarietà. Quanto più profonde sono le trasformazioni, tanto più decisivo deve essere l’impegno dell’intelligenza e della volontà a tutelare i più deboli e le famiglie. Un ruolo di primo piano viene assunto dalle istituzioni che sono chiamate ad attuare azioni capaci di giovare alla crescita della persona, della società e del bene comune. Inoltre è importante che tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità si sentano sollecitati a suggerire linee per guidare il cambiamento nel senso più favorevole alla nostra terra». 

Il calendario delle celebrazioni delle festività di Natale presiedute dal Vescovo.

Mercoledì 24 dicembre, alle ore 23.30, nella Cattedrale di Arezzo, sarà celebrata la veglia di Natale a cui seguirà la S.Messa della Natività. Giovedì 25 dicembre, alle ore 10.30, nella cattedrale di Arezzo il Vescovo celebrerà la S.Messa solenne della Natività del Signore e alle ore 18 sarà a Sansepolcro per la S.Messa. Anche sabato 27 dicembre monsignor Bassetti farà tappa a Sansepolcro per la S.Messa delle ore 18 in occasione della festa del patrono San Giovanni Evangelista. Mercoledì 31 dicembre, alle ore 18, nella Cattedrale di Arezzo, il Vescovo presiederà il «Te Deum» di ringraziamento. Giovedì 1 gennaio, alle ore 10.30, nella cattedrale di Arezzo, sarà celebrata la S.Messa solenne e alle ore 18 monsignor Bassetti sarà nella chiesa di San Domenico a Cortona per la S.Messa. Venerdì 2 gennaio, alle ore 11, il Vescovo sarà al luna park di Arezzo per la S.Messa con i giostrai. Martedì 6 gennaio, alle ore 10.30, nella cattedrale di Arezzo, monsignor Bassetti celebrerà la S.Messa solenne dell’Epifania.


Il messaggio integrale:
Carissimi fratelli e sorelle, 
«rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato nel mondo il Salvatore. Oggi la vera pace è scesa a noi dal cielo». Al termine del tempo liturgico dell’Avvento, la Chiesa si prepara a celebrare il Natale del Signore. Siamo pervasi di gioia per la presenza di Cristo, luce del mondo, che è entrato realmente nella storia ed è divenuto fonte di bene, di pace e di salvezza. Il Figlio di Dio si è incarnato, Egli è in mezzo a noi: come ci ha esortato in questi giorni il Papa Benedetto XVI, «apriamo gli occhi del nostro cuore per vedere la sua luce e per introdurci nel fiume della luce».
Nelle settimane di Avvento abbiamo celebrato la presenza del Signore, ma anche l’attesa del suo ritorno glorioso, alla fine dei tempi, per instaurare in pienezza il suo regno di giustizia. Questo regno, già presente nella Chiesa, è ancora insidiato dalle potenze del male, anche se esse sono già state vinte dalla Pasqua di Cristo. Sino al suo ritorno, il mondo, e anche la comunità dei credenti, portano i segni del male, del peccato e della morte. Perciò abbiamo atteso il Natale pregando con insistenza: «Vieni, Signore». Vieni, Signore e porta luce, pace e giustizia al mondo; vieni, Signore a rischiarare quelli che vivono nelle tenebre, a risanare coloro che sono malati, a redimere coloro che vivono nell’ingiustizia. Vieni, Signore e illumina i nostri cuori, perché siamo testimoni credibili della verità e della speranza. E talvolta proprio la speranza si inaridisce nelle nostre famiglie che risentono dell’odierna perdita di valori. L’infedeltà, gli abbandoni e le separazioni si ripercuotono sui figli che rischiano di vivere con il timore della perdita dei genitori e di riferimenti sicuri.
Carissimi amici, riscopriamoci, particolarmente in questi giorni di difficoltà, come portatori di gioia per il mondo. La notte di Natale ascolteremo un brano della lettera di san Paolo a Tito, nella quale l’Apostolo afferma che «è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà». Accogliamo nella nostra vita l’invito alla sobrietà, specie in questo momento di grave crisi economica che non risparmia neanche la nostra amata terra. Dio si è fatto uomo in un luogo di povertà. E oggi, purtroppo, i luoghi del bisogno sono sempre più anche le case delle nostre famiglie. Case in cui manca il lavoro, in cui non ci sono i soldi sufficienti per arrivare alla fine del mese e per far studiare i figli, in cui i mutui o gli affitti diventano un ostacolo invalicabile.
Come pastore, mi sento preoccupato di quanto sta avvenendo nella diocesi. La crisi di cui già avevo accennato nella lettera dedicata al mondo del lavoro al termine della visita pastorale nella città di Arezzo si è aggravata in queste settimane e ha investito larga parte del comparto produttivo locale. Con la fine dell’anno, numerose aziende della nostra provincia vedranno diminuire gli ordinativi e si prevede una riduzione della manodopera attraverso il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato. In altre imprese sono state programmate ferie forzate, mentre in altre ancora si ricorrerà alla cassa integrazione che ha raggiunto livelli preoccupanti nell’intera zona. 
Le conseguenze sono allarmanti e riguardano tutte le fasce sociali: dai giovani che sono i principali soggetti su cui ricade la precarietà degli impieghi, agli anziani che fanno fatica a far quadrare i conti con le loro pensioni, fino appunto alle famiglie che vivono già il disagio di salari non in grado di garantire un dignitoso tenore di vita. Sulla nostra provincia incombe anche lo spettro della disoccupazione che si aggiunge a un nuovo fenomeno: la perdita della casa acquistata con fatica ricorrendo ad un mutuo o a prestiti alle cui rate adesso non si riesce a far fronte. Un pensiero va anche agli imprenditori locali che si stanno confrontando con una grave congiuntura negativa e corrono non pochi rischi anche di natura personale.
Come comunità cristiana, siamo vicini a chi è toccato da questi cambiamenti. Di fronte ad una fase così delicata, il «fattore» decisivo è ancora una volta l’uomo che deve restare il vero protagonista dell’agire sociale. In quest’ottica è opportuno immaginare nuove forme di solidarietà. Quanto più profonde sono le trasformazioni, tanto più decisivo deve essere l’impegno dell’intelligenza e della volontà a tutelare i più deboli e le famiglie. Un ruolo di primo piano viene assunto dalle istituzioni che sono chiamate ad attuare azioni capaci di giovare alla crescita della persona, della società e del bene comune. Inoltre è importante che tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità si sentano sollecitati a suggerire linee per guidare il cambiamento nel senso più favorevole alla nostra terra.
Fratelli e sorelle, questi giorni di difficoltà ci convincono che ciò sul quale spesso si appuntano le nostre attese o addirittura le nostre certezza è effimero; apriamo perciò i nostri occhi per vedere le meraviglie che il Signore ha compiuto in mezzo a noi; fidiamoci della sua promessa di salvezza e invochiamolo incessantemente: Maranathà, vieni, Signore Gesù!
Gualtiero Bassetti
Vescovo.
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lunedì 22 dicembre 2008

Buon Natale 2008

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Il Parroco Don Alessandro e l'intera redazione del notiziario della Parrocchia di Rassina augurano Buon Natale a Tutti Voi. Continua...

sabato 20 dicembre 2008

L’avvenimento più grande della storia

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DI GIACOMO BABINI
Vescovo emerito di Grosseto
21 dicembre, 4ª Domenica di Avvento. Siamo all’ultima domenica di Avvento. Per vivere intensamente il Natale di Gesù ci sarà di grande utilità la preghiera perché si rinnovino in noi i sentimenti che furono di Gesù, ma anche la grazia di conoscere, per quanto ci è possibile, come si è avverato l’avvenimento dell’incarnazione che è il più grande della storia di tutta l’umanità: Gesù figlio di Dio, figlio di Maria Vergine, della stirpe di Davide.
Non vogliamo fare della teologia, ma almeno conoscere quanto ci dicono le Scritture sui protagonisti di questo evento di salvezza per il mondo intero: Gesù, Giuseppe e Maria, «il fiore più bello che ebbe la terra», la Madre di Gesù, la Madre del suo corpo che è la Chiesa.Segue.... I Lettura. Una casa per il Signore.
Davide si sente a disagio per il fatto che mentre lui abita in un palazzo, vicino a lui l’Arca dell’Alleanza con le tavole della legge è ospitata da una semplice tenda da pastori. Così anche lui, come avviene in tutti gli altri popoli decide di fare un tempio per il Signore. Ma il Signore interviene con un pronunciamento che in parte è di biasimo ed in parte è una bella promessa per il re d’Israele. Davide sembra non ricordare che tutto il suo regno è stato un dono del Signore da quando all’inizio lo ha scelto dalla condizione di giovane pastore del gregge di famiglia poi lo accompagnato di vittoria in vittoria fino alla sua attuale posizione prestigiosa di re di Israele. Ma ora il disegno di Dio va avanti anche con altre persone e Lui stesso si costruirà una casa particolare. Dio non abita nei palazzi, ma nelle persone che credono in Lui e lo amano. Questi sono i templi e le chiese che preferisce e che non cadranno mai. La casa di Davide «sussisterà nel suo figlio e da Lui avrà una eterna consistenza». Quale sia questa casa lo dice il Vangelo.

Vangelo. Ne su questo monte ne in Gerusalemme ma in spirito e verità. 
La vergine Maria, promessa a Giuseppe della casa di Davide, viene scelta da Dio al fine di edificare un tempio del tutto particolare. Il figlio di Dio portato dallo Spirito Santo nel suo grembo, dimorerà in lei e tutto l’essere di Lei servirà alla crescita del figlio fino all’uomo perfetto. La scelta di Maria come Tempio del Figlio non avviene solo al momento della annunciazione, ma fin dall’inizio dell’esistenza di Maria. Nella sua concezione immacolata, Dio ha cominciato ad operare per costruire il suo tempio: solo perché egli la rende capace di dirgli un sì definitivo, può dimorare nella sua abitazione e assicurare a lei una eterna consistenza come casa di Dio. «Egli regnerà sulla casa di Giacobbe ed il Suo Regno non avrà mai fine».

Ma il Figlio di Maria è assai più che il figlio di David: «ben più di Salomone c’è qui». Davide stesso lo chiamerà Signore. Ma anche se Gesù Cristo costruirà il tempio definitivo di Dio, con pietre vive, cioè la sua Chiesa della quale egli sarà la pietra angolare, non dimenticherà mai né la sua casa sacra che è stato il grembo di Maria, né Giuseppe che gli consente nella storia, di essere della stirpe di Davide.

Gesù dalla croce nominerà sua Madre, madre della Chiesa. La Chiesa essendo il corpo di Gesù, avrà la stessa Madre che con il suo «sì» ha reso possibile l’incarnazione di Gesù.

II Lettura. La conclusione dei lavori del Tempio
Il tempio che Gesù si costruisce sarà perfezionato soltanto « quando tutti i pagani saranno condotti all’obbedienza della fede». Così viene annunciato nella conclusione della Lettera ai Romani.

Questa costruzione conclusiva viene compiuta dai cristiani già credenti, i quali non si richiudono nella loro chiesa, ma vanno in tutto il mondo, e ripetono con gioia l’annuncio degli angeli della notte di Natale a tutti gli uomini di buona volontà.

Il mistero rivelato da Dio mediante l’annuncio delle «scritture profetiche» coinvolge l’antica Alleanza, Davide, la Vergine, e in Cristo tutte le persone e le nazioni. La costruzione del tempio di Dio sarà completata quando ogni potenza avversa sarà riconciliata dalla signoria di Gesù e questi la riconsegnerà al Padre..
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domenica 14 dicembre 2008

Gioite perché il Signore è vicino

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DI GIACOMO BABINI
Vescovo emerito di Grosseto
14 dicembre, Terza Domenica di Avvento. Una domenica di incoraggiamento per coloro che fossero stanchi della penitenza, e di invito ad affidarsi allo Spirito che può rinnovare noi e anche la faccia di questo mondo.Segue..... .I Lettura. Gioite perché il Signore è vicino
Noi aspettiamo Dio non nel timore, ma nella gioia. A parte l’attesa del Natale che tradizionalmente è la festa più intima e più vicina ai nostri sentimenti di quanto non lo siano le altre feste dell’anno. Ma lo stesso ritorno di Dio per il giudizio, lo attendiamo come una liberazione dal male, dalla morte, dalla paura… Dio realizzerà la nostra guarigione non dall’esterno magari con un miracolo. Dio realizzerà la nostra guarigione dal nostro interno, come un organismo guarisce solo se si risana dentro. Dio ha mandato il suo Santo Spirito nel nostro cuore, per darci la perseveranza nel cambiamento. " come la terra che produce la vegetazione ed il giardino che fa germogliare i semi". La sorgente di questo bene complessivo è il nostro cuore che a volte non sente più il richiamo del Padre, e in cambio allora diventiamo prigionieri di noi stessi, dei nostri limiti, delle paure per il mistero che ci circonda. Una volta risanati dentro avvertiremo meglio che Lui è in noi da molto tempo.

II Lettura. Adeguarsi all’opera di Dio in noi
Il sentimento di gioia deve crescere in noi, ci dice la seconda lettura, attraverso la rivelazione della "parola di Dio", attraverso la conoscenza, meglio, la presa di coscienza, del suo disegno di salvezza. Un esempio di questa interiorità forte lo troviamo nella vita di Maria che non solo "tratteneva nel suo cuore" quanto accadeva attorno a Gesù, ma lo "confrontava" cioè non cessava di riflettervi. Al fine di capire quali messaggi ci potessero essere anche per lei, perché la sua fede fosse sempre più illuminata e fedele al disegno di Dio, e per dare allo spirito e a se stessa la possibilità di agire. L’apostolo Paolo dice ai tessalonicesi che la pace di Dio deve investire tutto il loro essere: anima, corpo, spirito. E così Dio potrà rientrare nella sua proprietà da cui il peccato lo aveva allontanato.

Vangelo. Più conosciamo la grandezza di Dio più amiamo Gesù Bambino.
Il Vangelo di questa terza domenica riporta il serrato dialogo tra Giovanni Battista e gli inviati dei giudei, sacerdoti e leviti del Tempio. Sono essi a moltiplicare le ipotesi: chi sei? chi sei! Giovanni risponde che non è niente di quanto pensano loro. Non vuol essere niente, non ha nessun programma se non quello di essere il riflesso della luce che lo ha investito; il testimone del grande fatto che accade in quel tempo. I giudei, figli della promessa non riconoscono il tempo nel quale la promessa si compie. Tanti europei oggi fanno ancora peggio: figli della cultura cristiana, la rinnegano e preferiscono sostituirla con la favole della festa sulla neve. Tolgono di mezzo anche babbo natale perché quel termine "Natale" gli sta sullo stomaco più di un panettone avvelenato.

Il Battista c’è per testimoniare la presenza nel mondo di Cristo Redentore. Non si limita ad annunciarlo: lo indica con la mano: "Ecco l’agnello di Dio". Fa con forza quello che poi sarà la missione dei tutti i cristiani. Una luce che appartiene a Dio della quale però ci rende partecipi e responsabili nel mondo. Nel senso che quanto più conosciamo lui tanto più conosciamo la distanza che ci separa da Lui, quanto più gli lasciamo spazio dentro noi, tanto più accresce la nostra luce e possiamo essere testimoni credibili. Non si capirebbero diversamente i santi che nel loro cammino verso la santità, facevano anche un cammino di umiltà. Il Battista sa che il suo battesimo nell’acqua del Giordano è un segno, quasi un simbolo del Battesimo dello Spirito che appartiene a Dio, e lo dice con chiarezza perché non vuole ingannare le persone trattenendole a se: vuole che vadano ad ascoltare e ad accogliere Cristo.
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giovedì 11 dicembre 2008

Iniziative del Comitato Babbo Natale di Rassina

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Segue..... .
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sabato 6 dicembre 2008

Una voce nel deserto

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DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO
7 dicembre, 2ª domenica di Avvento. Quando il tutto e subito non si avvera, può capitare che si cada nella tristezza: a che serve sognare? San Marco, fin dall’inizio del suo Vangelo ci avverte che il Regno di Dio viene attraverso i sentieri dell’uomo convertito.
Segue..... .Vangelo Il realismo del Battista.
Il Battista è il primo testimone oculare di Gesù, addirittura il precursore. E’ un testimone penitente, libero, austero, disinteressato e pertanto gli ebrei corrono ad ascoltarlo. Compare nel Vangelo e chiama se stesso «voce nel deserto». Una voce nel deserto oggi la può sentire qualche strano turista di passaggio, perché nel deserto non si vive. Nella città la voce viene ricoperta dal rumore dei mezzi di comunicazione di massa, delle tante notizie che si contraddicono e creano confusione. Eppure possiamo realisticamente guardare a questo termine «deserto», come ad un termine profetico per i nostri tempi. Il deserto di sabbia di fatto cresce nella nostra terra sempre più calda, arida, diboscata. Il deserto del senso religioso inaridito. La società cambia rincorrendo le mode, i bisogni indotti e ci vogliono soldi, sempre più soldi, se nò, ormai è diventato il lamento comune, «non si arriva alla fine del mese». Addirittura la società diventa invivibile da chi la vorrebbe vedere come espressione compiuta del Popolo di Dio. Si sono persi riferimenti che valgano per tutti. Nel tempo della globalizzazione i problemi non si sono unificati, ma al contrario è aumentato l’individualismo. 

Giovanni Battista nonostante la sua vita ascetica trovò gente che numerosa andava ad ascoltare. Appariva un personaggio importante, ma non proponeva se stesso. «Dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei calzari». Invita a capire che l’uomo non si salva da se stesso: ha bisogno di qualcuno migliore degli uomini. La voce entra nei rapporti politici e chiama a mutamenti sociali. Quali mutamenti sociali? Le persone che non cercano la gloria ma l’aiuto ai più poveri, hanno la grazia per capire come e cosa cambiare.

I Lettura Le meraviglie di Isaia.
Isaia, tanto tempo prima parla della venuta del Salvatore, ad un popolo mortificato prima dal peccato e poi dalla deportazione in Babilonia, ed ora ha bisogno di tornare a sperare. Nel bellissimo intervento del profeta emergono due orizzonti, quello più lontano del messaggio e quello più vicino del contesto. Il suo è un messaggio grandioso. Descrive un futuro che certo sta avvicinandosi, pur essendo ancora tanto lontano, un futuro in cui «tutti i mortali vedranno la gloria di Dio». Dio stesso come un pastore raccoglierà l’umanità per condurla definitivamente nella sua dimora.
Il contesto è più modesto ma significativo e gioioso per gli ascoltatori perché finalmente i deportati a Babilonia potranno riprendere la via del deserto, però questa volta liberi e felici di tornare a Gerusalemme per ricostruire la loro città, il loro tempio.

II Lettura Tempo di Dio.
Noi non abbiamo nessuna vista dall’alto. Contiamo i giorni, i mesi, e tutti i nostri calcoli sul tempo, sulla vita, sul mondo si riducono a semplici ipotesi. Durante i secoli tante volte si è fissato il tempo per il ritorno di Dio, ma non è mai arrivato. Questo perché il tempo di Dio è diverso dal nostro. «Mille anni sono per Lui come un giorno». C’è chi fa dell’ironia sulla fede dei semplici e parla del ritardo di Dio. In verità il Signore «non ritarda nell’adempiere la sua promessa». Potranno esserci catastrofi o avvenimenti umanamente inimmaginabili. Ma nulla può turbare il piano di Dio. Alla fine tirerà a riva la sua grande rete e tutto apparirà chiaro. Si potrà vedere la profetica «via piana» del compimento del disegno del Signore. La vedrà con gioia colui che ha creduto nella bontà del disegno del Padre. Impariamo cioè a non passare con leggerezza dal «tutto e subito» al desolante «a che serve sognare?»

È risolutivo per la nostra vita credere nella misericordia redentrice di Dio e nello stesso tempo diventare persone che responsabilmente cooperano per la loro salvezza.
Continua...

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