venerdì 31 ottobre 2008

Festa di tutti i Santi

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Oggi, festa di tutti i santi, è la festa di tutti quelli che si sono dati da fare per creare un mondo più giusto, di tutti quelli che hanno amato, di tutti quelli che hanno dato la vita per qualcuno o per qualche cosa di utile all’umanità.

Oggi tocca a noi. Siamo tutti chiamati alla santità, alla piena comunione con Dio e con la sua volontà di amare la sua creazione.

Per aiutarci a questo la chiesa ci propone il vangelo delle beatitudini in cui Gesù dichiara ripetutamente beato, in altre parole felice, chi ha un cuore da povero, bisognoso di Dio, perché il regno dei cieli è suo, perché Dio è disponibile nei suoi confronti; e questo succede subito, nel momento stesso in cui Gesù lo guarda, nel momento che si accorge che è presente nella sua vita ed è attento ai suoi bisogni.

Povero è chi è solo davanti ai problemi della vita, beato è chi trova un amico che è disposto ad aiutarlo, santo è chi scopre che quest’amico è Dio.

Preghiamo perché nasca in tutti noi questo desiderio di crescere in una sempre maggior conoscenza e comunione con Dio, affinché la nostra meta sia il Cielo.

Segue..... Per aiutarci a questo la chiesa ci propone il vangelo delle beatitudini in cui Gesù dichiara ripetutamente beato, in altre parole felice, chi ha un cuore da povero, bisognoso di Dio, perché il regno dei cieli è suo, perché Dio è disponibile nei suoi confronti; e questo succede subito, nel momento stesso in cui Gesù lo guarda, nel momento che si accorge che è presente nella sua vita ed è attento ai suoi bisogni.

Povero è chi è solo davanti ai problemi della vita, beato è chi trova un amico che è disposto ad aiutarlo, santo è chi scopre che quest’amico è Dio.

Preghiamo perché nasca in tutti noi questo desiderio di crescere in una sempre maggior conoscenza e comunione con Dio, affinché la nostra meta sia il Cielo.
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La Caritas sbarca a Bibbiena e Soci

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Due nuovi centri Caritas parrocchiali per il Casentino. Sono quelli di Soci e di Bibbiena, inaugurati nei giorni scorsi. A Soci sono già impegnati una quindicina di volontari in due diversi servizi: il centro di ascolto, che avrà il compito di mettersi a disposizione di tutti quelli che avessero bisogno di consigli, di aiuto o più semplicemente di una voce amica; l’altro servizio è, invece, quello della distribuzione di generi alimentari, per persone e famiglie povere o con problemi economici.Segue..... .Anche a Bibbiena, a fianco della Propositura di Sant’Ippolito è stato attivato un centro di ascolto, aperto il secondo ed il quarto giovedì del mese dalle 16 alle 17.30, al quale è stato affiancato un punto di distribuzione di vestiario, aperto il martedì dalle 15 alle 16.30 per la raccolta e la distribuzione e il giovedì, dalle 16 alle 17.30 per la distribuzione. «Le due Caritas parrocchiali - spiega don Mario Ghinassi, parroco di Soci - sono state pensate per essere l’una l’integrazione dell’altra dividendosi in un certo senso i compiti in una collaborazione che in futuro dovrà crescere sempre di più». «Il nostro rapporto con la Caritas di Soci - spiegano i volontari di Bibbiena - è innanzitutto un rapporto di amicizia e di condivisione dei medesimi valori. Insieme ci mettiamo a disposizione degli "ultimi" del Casentino». «La nascita di queste nuove Caritas parrocchiali è un momento di grande gioia, soprattutto per me che vengo da queste terre casentinesi - ha commentato suor Rosalba Sacchi, direttrice della Caritas diocesana - il loro compito è innanzitutto quello di mettersi in ascolto della realtà che le circonda cercando di dare delle risposte concrete ai bisogni che emergono». «L’opera della Caritas è preziosa e meritevole - ha detto don Alessandro Milani, vicario della zona pastorale del Casentino durante le inaugurazioni - La carità nel nostro cammino di fede, infatti, è centrale. Il cristiano che si chiude in se stesso è un cristiano che sta sbagliando strada. La Caritas non è una semplice filantropia che fa del bene in modo un po’ narcisista. È qualcosa di più profondo radicato intimamente nel nostro essere cristiani».
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venerdì 24 ottobre 2008

Il comandamento più grande

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26 ottobre, 30ª domenica del Tempo Ordinario. L'amore di Dio e l’amore del prossimo non sono dissociabili. Il Vangelo di oggi nella sua brevità è uno dei testi essenziali del Cristianesimo. L’amore a Dio Padre, liberandoci da ogni alienazione ci rende pienamente capaci di aprirci a tutti gli altri che così scopriamo come fratelli e per l’origine e per il destino.
DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO Segue..... .Vangelo: l’ordine dei Comandamenti (Mt 22, 34-40)
Gli ebrei nel tentativo consolidare la loro identità, specialmente nel periodo di esilio a Babilonia, avevano moltiplicati i precetti fino ad arrivare al numero di 615. Per orientarsi un poco li avevano divisi in comandamenti in piccoli e grandi. Si può capire che per un ebreo questo mare di prescrizioni potesse costituire un problema e così un Dottore della legge, dopo essersi consultato con altri, fa a Gesù una domanda importante: «Maestro quale è il più grande comandamento della Legge?». In effetti anche nella legge antica sia il comandamento dell’amore di Dio e anche dell’amore del prossimo venivano prima degli altri. Gesù però risponde con prontezza perché questa volta non si tratta di una domanda tranello, ma la domanda di chi cerca l’essenziale. In più una risposta esauriente aiuta a capire lo straordinario avvenimento della incarnazione, del Figlio che per amore del Padre si fa fratello e compagno di viaggio di tutti gli altri. Aggiunge anche ciò che i suoi interlocutori forse non si aspettavano. Dei due comandamenti ne fa uno solo. Come le due nature si erano unite nella sua persona ( divina e umana), così il comandamento dell’amore che unisce Dio all’uomo e viceversa, diventa il massimo comandamento e il criterio valido per tutti gli innumerevoli problemi dell’etica. Così Gesù valorizza tutta la verità dell’alleanza di Dio con Israele fino ad allora, e introduce l’ordinamento cristiano. Nessuna norma particolare ha valore senza l’amore del prossimo, e l’amore del prossimo non viene prima dell’amore di Dio.

II Lettura: La comunità missionaria (1 Ts 1, 5-10)
Nel discorso di S. Paolo ai tessalonicesi, vediamo che la fede in Dio sta al centro come espressione della «conversione dagli idoli a Dio». Con questo la comunità fedele è diventata esempio di vita per tutti. Come l’amore di Dio in Cristo rispetto all’umanità, così l’amore cristiano è longanime, benevolo disinteressato e tutto soffre e sopporta. Cristo lo rivela a noi e noi possiamo regolare tutto il nostro comportamento etico su questo fondamento, indiscutibile per tutte le persone non ostili al progetto di Dio. Nessuna etica è più semplice e trasparente di quella cristiana. L’Apostolo nella viva descrizione della comunità di Tessalonica, sembra provare una forte emozione. È una comunità che ha ascoltato con sincerità e a cuore aperto la sua parola. È cresciuta rapidamente coll’aiuto dello Spirito Santo ed ora è di buon esempio per tutta la Macedonia… «La fama della vostra fede si è diffusa dappertutto si che non abbiamo più bisogno di parlarne».

I Lettura: Amore al prossimo come ringraziamento a Dio (Es 22, 20-26)
L’amore del prossimo, si legge nella prima lettura tratta dall’Esodo, induce all’ospitalità, alla compassione verso i deboli... ma soprattutto esprime la gratitudine a Dio da parte di Israele il quale deve tutto se stesso all’amore del Signore che lo ha tratto dalla schiavitù per dargli la libertà ed una Patria. Dio ha trattato Israele come sua propria creatura, così Israele dovrà trattare gli estranei, i poveri, i deboli con la stessa cura con cui è stato trattato. 

Gesù con la sua persona porterà ancor più visibilmente nella storia quotidiana l’amore alla volontà del Padre che sempre opera per il bene dell’umanità. I momenti della gioia come quella di S. Paolo nella seconda lettura, per il fervore cristiano della comunità, devono essere anche nel cuore dei nostri programmi di pellegrini, instancabili nella speranza, durante il viaggio terreno.
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martedì 21 ottobre 2008

“Di ogni albero mangerai ……”

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“Di ogni albero mangerai ……”  è questo il tema dell’iniziativa promossa dalla comunità monastica di Camaldoli, che si svolgerà dal 27 dicembre 2008 al 1 gennaio 2009 presso la foresteria del monastero, riservata ai giovani dai 20 ai 30 anni.
La Comunità monastica di Camaldoli intende offrire ai giovani uno spazio di incontro, condividendo quelle realtà che stanno alla base della sua stessa vita: 
preghiera,dialogo, approfondimento,comunione. Collocate nell’intenso e significativo tempo che va dal Natale alla conclusione della anno civile, queste giornate possono essere un prezioso momento per “custodire” la nostra relazione con Dio, con gli altri, e con le vicende che segnano la storia dell’umanità. Le giornate saranno caratterizzate dalla possibilità di condividere con i monaci la preghiera liturgica, da incontri di carattere biblico-spirituale, da momenti di dialogo personale e in gruppo, con l’aiuto di persone invitate e di monaci della comunità. Pur con l’attenzione a non perdere il clima di “ascolto”, l’intento è anche quello di coltivare una gioiosa e autentica fraternità. Clicca qui di seguito per visualizzare e scaricare il Programma.
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VENERDI' 24 Ottobre alle ore 21,00 MUSICA IRLANDESE di MASSIMO GIUNTINI

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L'Associazione Musicale Diapason di Rassina VENERDI' 24 Ottobre alle ore 21,00 presso il Teatrino parrocchiale di Rassina , per gli studenti della MODERN MUSIC SCHOOL e per tutti gli appassionati , è lieta di presentare il seminario sulla MUSICA IRLANDESE e sul percorso personale di MASSIMO GIUNTINI Continua...

lunedì 20 ottobre 2008

Festa Inizio Anno Catechistico 2008-2009

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Si è svolta ieri pomeriggio all'insegna dell'allegria e del divertimento, in una splendida giornata di sole la festa d'inizio anno catechistico dei bambini della nostra parrocchia. L'animazione della giornata oltre che dai Catechisti è stata egregiamente svolta dalla regia dei Ragazzi di Terza Media che il 16 novembre prossimo riceveranno il Sacramento della Confermazione.
Visualizza cliccando sulla miniatura della foto l'intero album fotografico della festa.


Festa Inizio Anno Catechistico 2008-2009
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domenica 19 ottobre 2008

In diocesi l’Ottobre missionario dedicato ai racconti delle esperienze a fianco dei poveri.

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Torna l’Ottobre missionario che nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro avrà il suo fulcro negli appuntamenti organizzati in questo fine settimana e nel prossimo week-end. Come ogni anno, l’iniziativa offre la possibilità di accrescere la sensibilità delle comunità parrocchiali per ciò che riguarda i temi della solidarietà, della carità e, per i credenti, della dimensione missionaria della fede cristiana.
E come ogni anno i protagonisti sono i più giovani, quelli che, guidati da una sorta di «istinto» umanitario e caritatevole, spinti dalla voglia di conoscere le realtà umane più misere, partono per le varie missioni sacrificando un mese delle loro vacanze estive. «La missione è una questione d’amore», ha scritto Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata mondiale missionaria 2008. Lo sanno bene i ragazzi della nostra diocesi che, in numero sempre crescente, vogliono toccare con mano i drammi e le speranze del Sud del mondo e che si rivolgono al Centro missionario diocesano guidato dal diacono Giovanni Nocentini per fare un’esperienza a contatto con le povertà. Di solito si tratta di studenti universitari che sfruttano il tempo tra un appello e l’altro degli esami; spesso accade che partano subito dopo aver discusso la tesi di laurea. Tra questi giovani, molte sono ragazze e tra loro un’alta percentuale sono studenti in medicina.Segue..... .Il programma dell’Ottobre missionario 2008 avrà come sfondo la parrocchia di Pescaiola ad Arezzo. Il primo incontro è previsto domenica 19 ottobre: si comincia alle 16.30 con il racconto dei giovani sulle loro esperienze missionarie. Alle 18.30 sarà celebrata la S.Messa, mentre alle 19.30 è previsto il buffet. Nel dopocena, alle 21, spazio alle danze dei popoli a cura di Gabriella Neri.
Coinvolgenti le testimonianze dei ragazzi della diocesi. Valeria, Chiara, Erica, Luana e Samuele sono stati in Africa, Tanzania e Congo; Laura, Francesco, Alessia, Luca in Bolivia, impegnati in un orfanotrofio dove ci sono molti bambini che, oltre alla fame, hanno bisogno di affetto; Maria Grazia e Francesca hanno lavorato in Albania nella missione della diocesi curata da monsignor Giancarlo Rapaccini.
Non mancano le coppie di adulti che hanno fatto la loro parte: in Albania sono andati Rosanna e Angelo, in Africa Sestilio e Zelinda. Inoltre un consistente numero di persone del gruppo di Montevarchi si reca ogni anno in Tanzania in estate e a Natale. Una singolare esperienza è stata fatta da Liana e Mario, che già molte volte erano stati in Africa: in agosto si sono recati in Tanzania per festeggiare il 40° anniversario di matrimonio. E non lo hanno fatto da soli, perché altre coppie tanzaniane si sono unite a loro per festeggiare l’anniversario di nozze. Un segno di comunione e di fede veramente grande.
Il programma dell’Ottobre missionario proseguirà con la serata di venerdì 24 ottobre, alle 21, sempre nei locali della parrocchia di Pescaiola dove si svolgerà l’incontro con la giornalista di Mondo e Missione Anna Pozzi che parlerà di «Africa: fascino e miseria di un continente». In concomitanza sarà possibile visitare la mostra dal titolo «Mai più schiave», frutto di un reportage della giornalista sul traffico delle donne nigeriane. La mostra sarà a Pescaiola dal 24 al 26 ottobre e poi si sposterà nella galleria Cesalpino dal 27 ottobre al 2 novembre.


Veglia di preghiera con le Carmelitane

Una veglia di preghiera in occasione della Giornata missionaria mondiale e della beatificazione dei coniugi Martin, genitori di Santa Teresa di Lisieux, patrona dei missionari. Ad organizzare la serata sono le Carmelitane scalze di Arezzo, in collaborazione con il seminario vescovile. L’appuntamento è fissato per domenica 19 ottobre alle 21.15 presso la cappella del monastero di Santa Teresa Margherita, in via Redi ad Arezzo. La beatificazione di Luigi e Zelia Martin avverrà proprio domenica 19, nella cittadina francese di Lisieux. Ai due coniugi è stato attribuito un miracolo risalente al 2003 quando un bambino nato a Milano con gravi problemi di respirazione guarì dopo che i genitori avevano invocato proprio l’aiuto di Luigi e Zelia Martin.
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Arezzo, è allarme povertà Mancano la casa e il lavoro.

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Scaturito dalla collaborazione tra l’osservatorio delle politiche sociali della Provincia di Arezzo e l’osservatorio povertà-risorse della Caritas di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, il quarto rapporto provinciale sulle povertà, targato 2008, analizza il fenomeno delle tradizionali e nuove povertà nella zona socio-sanitaria aretina.
Il lavoro si è avvalso dei dati provenienti dai servizi sociali, dal Centro per l’integrazione, dalle dieci Caritas parrocchiali e dall’ascolto delle testimonianze di un gruppo di parroci attraverso lo strumento innovativo dei «diari di bordo» volti a rilevare la povertà sommersa.
«Purtroppo - dice suor Rosalba Sacchi, direttrice della Caritas diocesana - nel nostro territorio si sono intensificate le povertà usuali, come la mancanza di casa, di lavoro, di mezzi adeguati di sostentamento per una vita dignitosa, alle quali si aggiungono quelle nuove come la mancanza di relazioni umane significative, l’aumento della violenza, l’uso diffuso di droghe, il crescere delle criminalità, gli abusi e le offese alla persona».
Un rapporto, quello di quest’anno, che registra l’aumento della povertà relativa, la diminuzione del benessere sociale, l’aumento delle dipendenze da alcol, stupefacenti e gioco d’azzardo. Dati che trovano conferma anche da ciò che è stato registrato dalle comunità religiose presenti nella nostra diocesi che nel 40 per cento dei casi hanno dichiarato che è aumentata la richiesta di aiuto nei loro confronti.Segue..... .Passando ad un’analisi più dettagliata dei dati relativi alle realtà sostenute dalla Caritas diocesana, scopriamo che nel corso del 2006 la casa di accoglienza «San Vincenzo» ha ospitato 119 persone, di cui il 52 per cento italiani. Le mense parrocchiali hanno erogato 14.577 pasti caldi, di cui oltre il 40 per cento distribuiti a cittadini italiani. Gli ambulatori medici, che si avvalgono della collaborazione dell’associazione «Medici cattolici», hanno effettuato 1.176 visite.
Nel corso del trimestre ottobre-dicembre 2007 sono transitate 370 persone presso le dieci Caritas parrocchiali della zona aretina coinvolte nella rilevazione. Quasi la metà di esse è transitata dalla Caritas della parrocchia di San Donato.
A causa della riduzione nel 2005 del Fondo nazionale per le politiche sociali, la spesa complessiva per gli interventi e i servizi sociali nella zona socio-sanitaria aretina ha subito una forte diminuzione. Dagli oltre 12 milioni e 500mila euro del 2003, si è passati a poco più di 10 milioni e 300mila euro nel 2006, con una spesa pro-capite che è passata da 102 euro a 82 euro.
Quando cinque anni fa, la Caritas propose all’amministrazione provinciale di condividere un percorso conoscitivo sulla povertà, l’idea principale non fu tanto quella di enunciare dati e cifre, bensì di creare uno strumento operativo di notevole utilità per le politiche sociali del territorio. «Ad oggi - dichiara Andrea Dalla Verde, vicedirettore della Caritas diocesana - ci pare che la politica sia disattenta soprattutto sul versante programmatico e preventivo dei vari fenomeni e che non abbia forza nel valorizzare un lavoro di rete organizzato. Dispiace, dopo due anni dal nostro appello, non aver visto la nascita di un tavolo provinciale permanente di contrasto alle povertà che coinvolga gli attori politici, economici e sociali operanti in questo territorio». Idea condivisa anche dal vicepresidente della provincia di Arezzo Mirella Ricci, che è anche assessore alle politiche sociali: «È utile attivare un tavolo permanente attraverso un’alleanza forte che coinvolga non solo il terzo settore e le associazioni di volontariato, ma anche le categorie economiche e le forze dell’ordine». di Luca Primavera .
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venerdì 17 ottobre 2008

Il cristiano e l’impegno nella società

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19 ottobre, 29ª domenica del Tempo Ordinario. Una riflessione attenta sul Vangelo e anche sulle altre due letture di questa domenica, dà le motivazioni necessarie al cristiano che vuol vivere apertamente la sua fede nella società e nella politica.
DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO
Vangelo: Gesù risponde ad una domanda tranello con una risposta più grande della domanda (Mt 22,15-21)
Con la domanda a Gesù se si può o non si può pagare le tasse all’imperatore, gli si vuole nel Vangelo tendere una trappola. Sul piano in cui spiritualmente si muovono coloro che domandano sembra che egli non possa sfuggire al tranello. Se dice sì, si mette contro tutti gli ebrei i quali indistintamente speravano di liberarsi dalla dominazione romana e stimavano ingiusta l’imposizione di pagare il tributo a Roma. Se dice no, allora si pone sul fronte degli zelati, una specie di guerriglieri che si sono dati alla teologia politica della liberazione, e Gesù diventa un ribelle segreto o aperto contro il dominio romano. Tutto questo, oltre che esporlo al pericolo dei Romani, avrebbe rappresentato una grossa ambiguità per la sua missione universale. Sul piano politico, cioè sul piano che importa a chi domanda, non c’è un terzo intermedio, una soluzione alternativa. Ma Gesù non si lascia portare su questo piano: lascia intendere che la domanda è legittima ma la supera e la relativizza. I giudei, come «popolo carnale», hanno aderito a quel piano, benché non ci fosse stata necessità; i cristiani seguiranno l’elevazione di Gesù e si sentiranno responsabili a partire da una concezione più alta nella quale Dio e Cesare, pur avendo ciascuno dei due dei diritti propri non sono sullo stesso piano.Segue..... II Lettura: L’imperatore non è un Dio (1 Ts 1,1-5)
La seconda lettura, in cui Paolo annuncia ai tessalonicesi la parola di Dio «con potenza (ma non politica) e lo Spirito Santo», segna l’avvio di una tutt’altra teologia della liberazione..

Gesù, ritornando al Vangelo, chiede di vedere una moneta con l’immagine e l’iscrizione dell’imperatore e dà ad essa una prima risposta: «Date a Cesare quel che è di Cesare». Il potere dell’antico dominatore arriva fin dove arriva la sua moneta. A Roma c’era un imperatore, in India c’era un altro imperatore il quale aveva una sua moneta diversa da quella di Roma. Dio invece era lo stesso a Roma e altrove. Il potere di Cesare è limitato, sta largamente sotto il potere di Dio. Qui ci aiuta a chiarire la prima lettura: Dio ha dato al re Ciro con l’incarico politico anche un incarico religioso: avrà il compito di lasciar tornare a casa gli israeliti deportati e di ricostruire il tempio. Nello stesso tempo dà incarichi diversi al re Ioiackim tramite il profeta Geremia perché si sottometta al re di Babilonia invece di fare della «teologia» politica contro di lui. Gesü con la sua risposta sembra abbia dato una risposta politica; ma egli la pronuncia a partire da un piano più alto, come indica il seguito.

I Lettura: A Dio siamo debitori di tutto (Is 45,1.4-6)
«Date a Dio ciò che spetta a Dio». A Dio spetta tutto, perché l’uomo è creato non ad immagine dell’imperatore, ma ad immagine di Dio, e Dio è al di sopra di tutte le potenze terrene. I re si sentono come potenze sacrali, pretendono attributi divini; Gesù disincanta questa sacralità, Dio è l’unico Signore, e ai dominatori viene lasciato nel migliore dei casi un feudo del quale prendersi cura su incarico di Dio. Per questa idea i cristiani avranno da sanguinare nella storia della Chiesa. Per questa idea sanguinano oggi i cristiani in India e in altre nazioni. Gesù non commenta affatto questa domanda circa la pretesa dell’autorità mondana. L’unica cosa che gli sta a cuore è che Dio abbia tutto ciò che gli spetta, e gli spetta realmente ogni cosa, sia naturale che sovrannaturale. E là dove una potenza mondana si ribella contro questo tutto, e pretende per sé questo tutto, Egli farà resistenza e i suoi con lui. Egli riconosce il potere di Pilato di crocifiggerlo, ma solo come un potere datogli dall’alto. Così anche Pilato pur non sapendolo si adegua alla volontà del Padre.

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lunedì 13 ottobre 2008

“Le parole e il silenzio”, in programma sabato 18 ottobre

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La giustizia, dalla parte di chi la amministra. E da quella di chi la richiede. Sono questi i principali punti di vista su cui si svilupperà il secondo incontro del ciclo autunnale de “Le parole e il silenzio”, in programma sabato 18 ottobre, ore 16.30, al Castello di Poppi (Ar). Protagonisti della conversazione, dal titolo “Giudicare, nelle aule dei tribunali, nei cuori degli uomini”, il magistrato Piero Luigi Vigna, già protagonista di alcune delle più importanti indagini di mafia e di terrorismo, e Carol Beebe Tarantelli, vedova dell’economista ammazzato in un attentato delle Brigate Rosse.
L’incontro, guidato dai giornalisti Massimo Orlandi e Paolo Ciampi, sarà arricchito da alcune letture di testi legati al tema della giustizia che verranno presentate dagli attori e registi teatrali Alessandra Aricò e Piero Baracchi.
La parola “giustizia” al centro del pomeriggio di Poppi troverà poi una concreta rappresentazione seguendo il filo del racconto e della testimonianza dei due ospiti: Piero Luigi Vigna, procuratore della Repubblica per 40 anni, già procuratore nazionale antimafia, avrà il compito di condurre gli spettatori nel cuore e nella mente di un magistrato, Carol Beebe Tarantelli, psicoanalista e docente universitaria, in quelli di una persona colpita duramente negli affetti, e per cui la giustizia diventa una ragione di vita: il marito Ezio Tarantelli, economista, fu ucciso il 27 marzo del 1985 a Roma dalle Brigate Rosse.lo “Le parole e il silenzio”, un percorso itinerante di incontri che si sviluppa in alcuni dei luoghi più suggestivi del Casentino, è organizzato dalla Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi. In questa occasione l’appuntamento (il quarto del 2008) si avvale del patrocinio del Comune di Poppi. Ingresso libero e gratuito. Continua...

Il quotidiano come via della santità: la scommessa dell’Azione cattolica.

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«Chiamati ad essere santi insieme». È con queste parole che si apre la prima lettera ai Corinzi ed è guidata da queste parole che l’Azione cattolica si appresta a cominciare un nuovo cammino triennale. Lo scorso 4 maggio, in occasione dei festeggiamenti del 140° anno dell’associazione, Benedetto XVI aveva rivolto ai laici di Ac presenti in piazza San Pietro l’invito a valorizzare il proprio vissuto quotidiano come via della santità, imparando a coniugare il Vangelo con la vita di tutti i giorni. Ecco dunque che, accogliendo l’esortazione del Papa, l’Ac ha voluto fare della riscoperta della santità laicale il filo conduttore che guiderà il cammino dei prossimi anni. Non solo. Accanto alla volontà di sottolineare il primato della fede, l’Azione cattolica ha scelto di porre l’attenzione anche su altri due aspetti che ogni uomo radicato nella comunità e nel territorio non può ignorare: la cura educativa e la passione per il bene comune. 
Segue..... .La prima, nell’ottica di rispondere attraverso la formazione delle coscienze, a quell’«emergenza educativa» che la Chiesa italiana sente come impellente e in direzione della quale avverte la necessità di impostare il cammino del prossimo decennio. La seconda, per sottolineare il contributo che i laici associati che vivono profondamente la propria realtà sono chiamati a dare, così da partecipare all’edificazione del bene comune. I brani del Vangelo di Marco (8, 27-36) «E voi chi dite che io sia?», Luca (19, 1-10) «Lo accolse con gioia» e Matteo (5, 13-16) «Voi siete la luce del mondo», orienteranno l’intera proposta formativa del prossimo triennio. Per riuscire a percorrere al meglio questo percorso di crescita e formazione l’Azione cattolica della nostra diocesi accompagnerà adulti, giovani e ragazzi attraverso diverse tappe, le prime delle quali saranno la «Festa del ciao» dell’Acr che si terrà il 9 novembre e l’incontro di inizio anno associativo a Gello il 7 dicembre. Con l’occasione vogliamo anche salutare la nuova Presidenza diocesana che si è insediata dopo l’Assemblea dello scorso 3 febbraio. Presidente diocesano è Carlo Leonardi. Amministratore: Lina Montecchi. Vice presidenti adulti: Daniela Zanchi e Angiolo Boncompagni. Vice presidenti giovani: Valeria Nencini e Marco Rossi. Responsabile Acr: Giovanni Rossi. Vice responsabile Acr: Fabio Torzini. Incaricato regionale Acr: Stefano Sartini. Segretario: Elena Mariottini. Assistente diocesano: don Alessandro Milani. Assistente adulti: don Zeno Bellamoli. Assistente Acr: don Gianluca Pellini.
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sabato 11 ottobre 2008

Una luce nella notte Missione di strada per i giovani

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Giovani che scendono in strada e che chiamano i coetanei nei pub, in discoteca, nei bar, per condurli ad un incontro del tutto particolare. Ragazzi che accolgono altri ragazzi per proporre loro l’annuncio del Vangelo. Una luce illuminerà le notti della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, un bagliore non artificiale, non fittizio, bensì avvolgente e intenso. Stiamo parlando della proposta del Centro diocesano di pastorale giovanile ribattezzata «Una luce nella notte». «L’idea - spiega don Danilo Costantino, corresponsabile del Centro - è quella di portare in diocesi la realtà della cosiddetta evangelizzazione di strada, nei diversi territori diocesani, permettendo un vero e proprio incontro tra i ragazzi che si trovano nei luoghi canonici di aggregazione e Gesù risorto». A fare da «tramite» altri giovani che si metteranno in gioco e che testimonieranno la loro fede ai coetanei. «Questo incontro - spiegano dal Centro di pastorale giovanile - avverrà attraverso un contatto diretto con l’Eucaristia, esposta in una chiesa preparata solo per questo scopo. L’iniziativa non sarà la fotocopia di una veglia, ma la chiesa resterà aperta e pronta per l’evangelizzazione».Segue..... .Quattro le «equipe» di ragazzi che permetteranno, nei cinque diversi appuntamenti che si svolgeranno tutti nel mese di maggio in cinque diverse località della diocesi, la realizzazione di questa vera e propria missione: il primo gruppo si occuperà del «contatto» iniziale con gli altri giovani, cercando di instaurare un dialogo di fede e invitandoli ad incontrare Gesù nella chiesa aperta. A questo punto entrerà in scena la seconda equipe che avrà un ruolo altrettanto importante: condurre le persone che entrano in chiesa ad un autentico incontro con Gesù vivo. «In questo senso - spiega don Danilo Costantino - non sarà sufficiente solo un "accompagnamento" davanti all’Eucaristia, ma occorrerà un vero e proprio stile di annuncio e di accoglienza». Fondamentali anche i compiti assegnati agli altri due gruppi di ragazzi: uno sosterrà con la preghiera coloro che verranno contattati e i «missionari», l’altro si occuperà dell’animazione dell’adorazione con il canto, la musica e la proclamazione della Parola. «Molti giovani - afferma don Danilo - anche se hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana, vivono fermi al Venerdì Santo. Come i discepoli di Emmaus, non conoscono un Gesù vivo. Non hanno fatto esperienza di lui. Di fronte a ciò non possiamo stare con le mani in mano e tacere "ciò che abbiamo visto e udito". Andiamo di notte, perché la notte è il tempo vissuto dai giovani per il loro tempo libero, per le amicizie e la grandi scelte della vita. Di notte, come Nicodemo, è più facile che si lascino interrogare nel cuore. La notte avvolge tutto nel mistero e nell’anonimato: è più facile aprirsi al mistero della Grazia ed essere liberi dai condizionamenti del mondo».
L’apertura dell’anno pastorale dei giovani avverrà domenica 12 ottobre, alle ore 19, nella Pieve di Santa Maria ad Arezzo, quando il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Gualtiero Bassetti, terrà a battesimo ufficialmente «Una luce nella notte». di Lorenzo Canali

La formazione, prima tappa del percorso
Tre le fasi che caratterizzeranno «Una luce nella notte». La prima è quella che impegnerà i prossimi mesi, quando inizieranno gli incontri con i sacerdoti, i giovani e le realtà educative delle diverse zone della diocesi. Seguiranno momenti di formazione biblica, culturale e spirituale. In questo senso durante l’anno verranno organizzati incontri con esperti di evangelizzazione di strada. Infine, a maggio, il momento culmine dell’iniziativa quando «la luce della fede si propagherà» in cinque diversi appuntamenti. «Una luce nella notte» rientra all’interno del terzo anno dell’Agorà dei giovani italiani dedicato proprio alla dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione.
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venerdì 10 ottobre 2008

Il banchetto dell’Alleanza

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12 ottobre, 28ª domenica del Tempo Ordinario. La Storia della salvezza nel suo lungo cammino attraverso i secoli, così come ce lo descrive la Sacra Scrittura, è caratterizzato da tante offerte divine e da risposte dell’uomo spesso segnate dal rifiuto. La durezza del cuore umano non pone fine alla misericordia di Dio
DI GIACOMO BABINI
VESCOVO EMERITO DI GROSSETO
Vangelo e I Lettura: Il Regno: una vita felice possibile per tutti.
Segue..... .Il re di cui parla il Vangelo di oggi è Dio Padre che prepara un pranzo di nozze per il Suo Figlio, per celebrare la sua totale dedizione alla Chiesa luce e fermento di tutta l’umanità. La descrizione del pranzo trova un testo parallelo nella prima lettura dove in anticipo, si descrive questo incontro di Dio con le genti invitate al monte di Dio. Vi dovranno partecipare tutte le nazioni, e allora sarà festa grande in questo incontro di amore. Il velo funebre che avvolgeva i popoli pagani confusi dai loro idoli è tolto: è scomparso ogni ombra di tristezza.Segue..... .Nel testo della parabola parte di questo velo funebre sembra ricomparire, perché l’invito è fatto talmente generoso e importante, che non lascia alternativa, ad una umanità dura a convertirsi. Respingerlo significa morire. Tra Dio e l’umanità non solo rimane l’alleanza antica del Sinai, ma ne nasce una nuova. La nuova ed eterna alleanza. Il Padre nell’Eucarestia ci dona per sempre il Figlio, la cosa più cara e più grande che ha. E noi non solo siamo il suo popolo, ma diventiamo suoi figli perché redenti dall’amore e chiamati a vivere nello Spirito la stessa vita del Figlio unigenito.
L’uomo tradito dall’orgoglio e dalla superficialità.
Il peccato dell’uomo invitato al banchetto può essere duplice: il disprezzo della chiamata al banchetto, e l’andarvi senza sapere di che si tratta, quasi fosse un invito qualsiasi.
Gli indifferenti che rifiutano di partecipare sono occupati nei loro affari. Non capiscono che non c’è proporzione tra le nostre cose quotidiane per le quali ci si accapiglia in continuità, e la chiamata di Dio. A volte prevale la leggerezza. Anche una cosa da nulla fatta con le proprie mani diventa preziosa ai nostri occhi e nel nostro diario. Purtroppo siamo stati educati a crearci di questi idoli. Altre volte invece non riusciamo a concedere agli altri i nostri stessi diritti e prevale la rissa. Bambini che si graffiano per poi piangere tutti e due. È questa la cronaca nera quotidiana e tante volte degenera ancora verso la ferocia e la morte. Il profeta Geremia annuncia la fine di Gerusalemme e Gesù riafferma la fine della città terrena. Questi pronunciamenti urtano la sensibilità di tanti i quali anziché convertirsi pensano che si potrebbe annunciare un Vangelo meno duro, così sarebbero in più ad accoglierlo.
Il secondo peccato è la mancanza di consapevolezza e di riflessione per cui un invitato entra nella stanza della festa come se entrasse in una taverna. Il re, pensa tra sé, dovrà essere contento perchè io non faccio come tanti altri, io sono venuto. Faccio quello che c’è da fare, mi metto in fila per andare a prendere il pane. Quest’uomo viene interrogato: Hai una minima idea di quello che fai, del cibo prezioso che ti viene offerto? A tanto quell’uomo non seppe cosa rispondere. Forse dopo la sua espulsione dalla sala avrà capito quanto ha perduto con la sua leggerezza. La veste nuziale non è la maschera della persona, ma l’intimo della persona che irradia di nobiltà tutti quelli che hanno risposto all’invito.
II Lettura: Il valore della Chiamata.
Per S. Paolo è indispensabile comprendere lo spirito della chiamata. La chiamata significa che Dio conosce e stima la nostra persona. S. Teresa di Lisieux esprimeva questo pensiero con l’immagine di Gesù bambino che gioca con una piccola palla di gomma. A volte se ne dimentica e poi la ricerca per portarla altrove, per darle un calcio. A lei bastava essere questa piccola palla. Il ricordo del Signore era la cosa più grande che potesse desiderare. Dopo la chiamata S. Paolo si sente iniziato a tutto, alla povertà, alla ricchezza, alla fame, alla sazietà… tutto diventa bello e nobile quando si segue il vero maestro della nostra vita. «Tutto posso in colui che mi conforta».
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Hasante sana, Mkongo !

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E’ impossibile tentare di descrivere con poche frasi l’esperienza umana che ho vissuto.
A distanza di quasi un mese dal mio rientro dalla Tanzania, la domanda che tutti mi rivolgono è: “Cosa hai fatto per loro?”.
La verità è che non ho fatto nulla per loro, nulla se paragonato a quello che la Tanzania e gli amici di Mkongo hanno fatto per me.
I “giorni africani” sono stati, anzitutto, un tempo di incontri.
Incontro e contemplazione della natura. Una natura che non è messa in ginocchio dall’asfalto, dal cemento, dalle luci artificiali, dal rumore. Una natura che con i suoi spazi sterminati, i suoi profumi e colori intesi, i suoi silenzi “sovrumani”, ti riempie gli occhi e il cuore di gratitudine e quiete.
Incontro con il prossimo.
Il villaggio di Mkongo ci ha accolto come una madre abbraccia il suo bambino: con gioia, riconoscenza e amore.Segue..... .Persone per le quali ero un’estranea mi hanno aperto le porte di casa, mi hanno coinvolto nelle loro abitudini quotidiane, mi hanno donato quello che avevano di più prezioso, privandosi anche del necessario.
Tra queste persone alcune sono nei miei pensieri ogni giorno. Rita, Selo e Aleni i tre piccoli che per primi mi hanno dato il loro silenzioso benvenuto stringendo le loro piccole dita alle mie e camminando al mio fianco. Tutti i bimbi che ci hanno chiesto di dedicargli un po’ di tempo per giocare e cantare insieme, ringraziandoci poi con sorrisi, urla di gioia e mille attenzioni. Maria e tutti i ragazzi del coro che, dopo appena 3 giorni, avevano già trascinato me e Valeria nel ritmo e nella allegra atmosfera dei loro canti e balli.
I “giorni africani” sono stati un tempo di riflessione.
“Chi di voi per quanto si affanni può aggiungere un’ora sola alla sua vita? Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto?”.
La Tanzania mi ha costretto a ricordare queste parole che troppo spesso dimentico. Mi ha costretto a chiedermi per cosa vale la pena affannarsi e spendere il mio tempo: cosa è davvero essenziale?
La risposta l’ho ricevuta a Mkongo: l’essenziale è l’amore.
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giovedì 9 ottobre 2008

VEGLIE di RICONCILIAZIONE ANIMATE CON I CANTI DI TAIZÉ

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Tornano con ottobre anche ad Arezzo le preghiere a carattere meditativo sullo “stile” di Taizè, la nota comunità monastica internazionale che ha sede in Francia. Cominceranno domenica 12 ottobre presso la chiesa di Sant’Agostino in Arezzo per concludersi il 14 giugno dopo nove appuntamenti che coinvolgono altrettante chiese della nostra città, compresa la parrocchia ortodossa di San Giovanni battista e la cappella della Casa Circondariale di Arezzo.Segue..... .Ad Arezzo una preghiera animata con i noti canti di Taizé è presente regolarmente dai primi anni ’90. Nata con l’intento di offrire uno spazio di preghiera meditativa a chi vive una vita molto impegnata e frenetica, dove si fa fatica a fermarsi e ritagliare spazi di vita interiore, è aperta a tutti e si tiene ora ogni seconda domenica del mese in modo itinerante, promossa da alcuni organismi diocesani (Centro di pastorale giovanile - Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso - Ufficio per la pastorale scolastica).
Pur non esistendo un movimento legato alla Comunità monastica di Taizé, per scelta della stessa Comunità, in molte città, in Italia e nel mondo, si organizzano in maniera spontanea questi momenti di preghiera che sono state definite “veglie di riconciliazione”. Esse infatti rappresentano un invito per le persone a trasformare le proprie relazioni con gli altri allargando a tutti, nel vivere quotidiano, l’amicizia. E contestualmente rimandano alla necessità di una unità di tutti i cristiani in una società sempre più secolarizzata.

La prima delle preghiere, che sarà ospitata il 12 ottobre nella chiesa di S. Agostino, sarà introdotta da una riflessione di Sr. Luisa Borgesi, Superiora dell'Istituto Maria SS. Consolatrice di Pergine Valdarno ed esperta di dialogo ecumenico.

Calendario delle preghiere 2008/2009 - Inizio ore 21.15

12 ottobre Chiesa di Sant'Agostino
9 novembre Chiesa di Saione
14 dicembre Chiesa di S.Maria in Gradi
11 gennaio Chiesa di S. Bartolomeo (parrocchia ortodossa)
8 febbraio Chiesa di S. Egidio all’Orciolaia
8 marzo Chiesa di San Marco alla Sella
19 aprile Chiesa di San Leone in San Leo *
10 maggio Chiesa del Convento dei Cappuccini
14 giugno Casa Circondariale San Benedetto **

* terza domenica del mese
** partecipazione previo invio via e-mail dei propri dati identificativi almeno 40 giorni prima della preghiera.


Per chi lo richiede, è previsto un servizio di baby sitting gratuito durante la preghiera

Per ulteriori informazioni: preghiera@arezzotaize.it www.arezzotaize.it
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martedì 7 ottobre 2008

Il Crocifisso di Gian Maria Cardini al Cimitero di Rassina

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Realizzata in un unico tronco di Castagno l'opera artistica che rappresenta il "Cristo in Croce" è stata interamente realizzata dall'artista Casentinese con le proprie mani nel 1999. La struttura che misura 4 metri e 20 centimetri e pesa 230 kg è stata collocata all'ingresso principale del Cimitero di RassinaSegue..... .



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domenica 5 ottobre 2008

Madonna con Bambino Robbiana a Carda

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"Busto a tutto tondo, in terracotta invetriata, XVI s. opera di non certa attribuzione (Andrea della Robbia,Santi Buglioni... ) Madonna di particolare bellezza e fascino, in una composizione che richiama Leonardo da Vinci. La tridimensionalità consente alla figura di esprimere dolcezza, solennità e una sorprendente intensità di ricerca. Portata a Carda dalle Chiane di Arezzo nell'inverno del 1554, dopo la Battaglia di Scannagalo. Rubata nell'Ottobre 1975 è stata recuperata dai Carabinieri del Nucleo Patrimonio Artistico di Firenze e poi, nell'Ottobre 1999, ricollocata al suo posto".

Tratto dal sito: Foglie Lunghe di Carda

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sabato 4 ottobre 2008

IL VINO "VIGNA DELLA PACE" ALL'ASTA CONTRO LA GUERRA NEL CAUCASO

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Gli studenti di Rondine Cittadella della Pace provenienti da Paesi in guerra hanno vendemmiato l’uva con la quale sarà prodotto l’Igt Toscano imbottigliato in magnum numerate e firmate

IL VINO “VIGNA DELLA PACE” ALL’ASTA
CONTRO LA GUERRA NEL CAUCASO

Proventi della vendita per progetti di sensibilizzazione e solidarietà per la pace.
Bottiglie speciali inviate ad ambasciatori e autorità italiani e stranieri
Segue..... .

Siena, 4 ottobre 2008 - Un numero limitato di magnum di vino numerate e firmate da mettere poi all’asta in un’iniziativa di sensibilizzazione per la guerra nel Caucaso. Sarà questo il frutto della vendemmia che si è tenuta quest’oggi a San Piero in Barca (Castelnuovo Berardenga – SI) grazie alla collaborazione tra Consorzio Agrario di Siena e l’associazione Rondine Cittadella della Pace di Arezzo. Un vino igt Toscano dal nome “Vigna della Pace” che prende il suo aroma ed il suo valore dal fatto che nasce da una vendemmia realizzata da 20 studenti di diversi Paesi del mondo afflitti dalla guerra, dal Caucaso al Medio Oriente passando per i Balcani e la Sierra Leone. Le bottiglie saranno oggetto di un’asta che si terrà nei primi di marzo a Siena. I proventi supporteranno i progetti di sensibilizzazione e solidarietà che l’associazione Rondine sta portando avanti per la pace nel Caucaso dopo l’ultimo conflitto scoppiato ad agosto. «Questa iniziativa – ha affermato Pietro Pagliuca, direttore del Consorzio Agrario di Siena – si pone l’obiettivo di diffondere quei profondi valori di pace e amicizia tra i popoli che vengono coltivati ogni giorno nei campi insieme ai prodotti della nostra terra. Si consolida così quel ruolo di forte attenzione alle tematiche sociali che il Consorzio Agrario di Siena da sempre persegue». «L’uva vendemmiata in poche ore dalle mani degli studenti di Rondine darà il frutto del vino “Vigna della pace” – ha sottolineato Franco Vaccari, presidente dell’Associazione Rondine Cittadella della Pace – così come le stesse mani, cuori e menti per 365 giorni all’anno danno il frutto dell’amicizia». Non solo, affinché il messaggio di pace arrivi ancora più forte nelle terre colpite dai conflitti, alcune bottiglie dello stesso vino saranno inviate ad ambasciatori e autorità italiane e straniere.

“Vigna della Pace” del 2008 è dedicata alla regione del Caucaso. Gli studenti caucasici che vivono a Rondine provengono da Russia, Georgia, Abcasia, Ossezia, Inguscezia, Cecenia. Dopo l’ultimo conflitto, scoppiato in agosto, la Cittadella della Pace si è impegnata in azioni di sensibilizzazione e solidarietà con queste terre, da troppi secoli al centro di tensioni e lutti. A loro è dedicato questo vino, vendemmiato, riposato e imbottigliato con la stessa cura, impegno e generosità con cui a Rondine, ogni giorno, col dialogo, si costruisce il futuro.

Alla Cittadella della Pace i giovani di paesi in conflitto convivono e studiano sperimentando una quotidianità fatta di confronti, dibattiti, crescita. Selezionati da una rete di partner internazionali nei paesi con cui collabora l’Associazione Rondine, gli studenti seguono il programma di formazione della Cittadella grazie a borse di studio erogate dal Ministero Italiano degli Affari Esteri e da tanti sostenitori pubblici e privati che condividono le finalità del progetto. Tra questi, il Consorzio Agrario di Siena è il principale partner nella realizzazione di questo vino assieme a ‘Imprenditori per la Pace’, associazione formatasi nel 2008 a cui aderiscono imprenditori e liberi professionisti che mettono la propria esperienza, rete di contatti e supporto a disposizione della Cittadella della Pace, nella ferma convinzione che lo sviluppo economico abbia bisogno della pace così come per costruire una pace duratura sia necessario l’impegno di tutte le categorie economiche.

Ulteriori informazioni su: http://www.rondine.org/

In allegato l’immagine dell’etichetta del vino e la fotodi una studentessa dell’Associazione Rondine durante la vendemmia.

Ufficio StampaRondine Cittadella della Pace
Silvia Poledrinitel: +39 0575 299666cell: +39 393 9704072
sito internet: http://www.rondine.org/
email: ufficiostampa@rondine.org
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venerdì 3 ottobre 2008

Due nuovi sacerdoti per la diocesi.

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Sarà festa grande nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro sabato 4 ottobre per l’ordinazione sacerdotale di Francesco Capolupo e Fabio Magini. Nel giorno in cui si celebra la memoria liturgia di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, che con la sua spiritualità ha segnato le radici della nostra diocesi, la Chiesa locale vivrà un inteso momento di fede. La celebrazione si svolgerà alle 18 nella cattedrale di Arezzo e sarà presieduta dal vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti.
I due futuri sacerdoti hanno alle spalle esperienze di vita e di fede diverse. Don Francesco Capolupo, 28 anni, ha maturato il suo percorso di fede nel movimento di Comunione e Liberazione che ha conosciuto nel mondo della scuola e dell’università. Invece la vocazione di don Fabio Magini, 49 anni, è di quelle adulte ed è cresciuta all’interno del mondo della sofferenza: infatti, don Fabio è stato infermiere nelle strutture ospedaliere della zona. Nel periodo della formazione in seminario, i due nuovi preti hanno svolto il loro servizio pastorale in due comunità: don Francesco a Sansepolcro dove si è impegnato anche sul fronte culturale promuovendo incontri e convegni. Don Fabio ha svolto la sua missione a Lucignano e nella comunità di Sant’Andrea a Pigli dove ha scommesso sull’oratorio e ha animato la pastorale giovanile.
Alla vigilia dell’ordinazione, il vescovo rivolge un pensiero ai prossimi sacerdoti. «Sono certo che don Francesco e don Fabio - spiega monsignor Gualtiero Bassetti - saranno buoni pastori per il gregge di Dio. E, per essere tali, come affermò Paolo VI durante una ordinazione, si impegnino a conoscere gli uomini in tutte le loro manifestazioni, nelle loro età, nelle loro inesauribili qualità, nei loro bisogni e nelle loro miserie».
Segue..... .


Fabio Magini nasce a Lucignano nel 1959 e vive dalla nascita nel comune di Lucignano. Per 22 anni è dipendente della Unità sanitaria locale, prestando la propria professione come infermiere professionale nei vari presidi ospedalieri della provincia di Arezzo: Castiglion Fiorentino, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano e ex comunità giovanile di Agazzi. Inizia la sua formazione teologica e spirituale presso l’Istituto superiore di scienze religiose all’Apollinare di Roma, in preparazione per il diaconato permanente. In seguito decide di abbandonare la professione di infermiere per dedicarsi completamente alla sequela di Cristo. Entra in seminario per discernere la propria vocazione al sacerdozio, portare a termine gli studi di teologia e completare la formazione pastorale e spirituale in vista del sacerdozio. Ordinato diacono il 5 gennaio 2008 nella Cattedrale di Arezzo, svolge il suo servizio pastorale nella parrocchia di Sant’Andrea a Pigli e Lucignano dove è impegnato in particolare nella pastorale per i giovani.

Don Francesco, la fede «ritrovata» a scuola con Comunione e Liberazione
Francesco Capolupo nasce a Milano il 26 giugno 1980 dove il padre era comandante nel carcere minorile «Beccaria». A cinque anni si trasferisce in Maremma, a Gavorrano in provincia di Grosseto, dove frequenta elementari e medie. Dopo la cresima abbandona il cammino di fede ma durante gli studi liceali a Grosseto tramite il suo insegnante di religione, don Antonio Maffucci, incontra il movimento di Comunione e Liberazione. Dopo la maturità lavora per un anno nella segreteria della Fondazione Chelli che gestisce le scuole cattoliche della diocesi. Nel 2000 si iscrive all’Università di Perugia nella facoltà di Giurisprudenza e, attraverso Cl, matura l’idea della vocazione sacerdotale. Nel settembre 2001 entra a Roma nella Fraternità dei Missionari di San Carlo Borromeo e frequenta gli studi alla Pontificia Università Lateranense. Per un anno vive un’esperienza missionaria in Sud America, in una casa della Fraternità. Dal settembre 2006 è nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro dove riceve l’ordinazione diaconale il 5 gennaio 2008. Svolge il servizio pastorale nella parrocchia di San Paolo a Sansepolcro.
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5 ottobre, 27ª domenica del Tempo Ordinario

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Il primo peccato dell’umanità, radice di tutti gli altri è l’orgoglio umano che ha rifiutato e continua a rifiutare l’obbedienza a Dio. I vignaioli da operai si autoproclamano padroni della vigna, e pertanto si mettono contro Dio, contro i profeti, e contro i pagani che pur essendo arrivati per ultimi ricevono ugualmente l’invito di Dio.
DI GIACOMO BABINI
Vescovo emerito di Grosseto
Vangelo: «Siamo adulti e possiamo fare a meno dei mediatori» (Mt 21,33-43)
Secondo il racconto della parabola evangelica, non c’è dubbio che i cattivi vignaioli rappresentano l’atteggiamento di Israele verso Gesù. I servi mandati a prendere i frutti sono i profeti i quali furono abitualmente contrastati, come poi avverrà per il Figlio condannato e crocifisso. Ma la parabola non si troverebbe nel Nuovo Testamento se non contenesse anche un richiamo che la Chiesa deve tenere sempre presente col passare dei secoli. Il testo stesso lo dice nella sua conclusione, che il regno sarà tolto ad Israele e passato ad altri. E allora sorge la domanda per noi: noi il popolo dei battezzati, la Chiesa di Gesù, corriamo il rischio che il Signore passi ad altri il deposito della fede, e la continuazione della sua missione? Per la verità c’è una assicurazione, quella fatta a Pietro, al quale Gesù affida per sempre il suo gregge. Ma la Chiesa, nel bene e nel male non è composta soltanto da Pietro. Basti pensare al ritardo col quale tante volte sono stati riconosciuti i Santi, o del giudizio prettamente umano che di essi si è dato. Ad esempio qualcuno ha preteso di etichettare S. Agostino come il primo dei cacciatori degli eretici e niente di più; S. Ignazio come una abile stratega; S. Francesco un entusiasta della umanità di Cristo…C’è ben altro in questi Santi oltre la pennellata storica più o meno precisa con la quale si è voluto definirli.

La secolarizzazione di oggi per cui la creazione non è l’opera di un disegno intelligente di Dio, rappresenta un allontanamento pauroso. La cultura laicista europea ostinatamente rifiuta le proprie radici cristiane. È come uno che per il gusto di sentirsi libero da ogni autorità uccide il babbo e la mamma. E poi non ha risolto il problema perché la somiglianza coi genitori rimane evidente nei figli.

I Lettura: Bacche immangiabili al posto di un grappolo di uva (Is 5,1-7)
La prima lettura riporta un canto di amore e di alta poesia, quello della Vigna, che il profeta Isaia scrive per denunciare l’infedeltà di Israele. Ho lavorato a lungo, dice il proprietario della vigna, e con tanto amore per realizzare una cosa e invece me l’avete cambiata in un’altra. Che delusione! Il termine delusione non è facilmente comprensibile nella eternità e onniveggenza di Dio. Eppure la insufficienza, o addirittura la violenza, prima della sinagoga rispetto ai profeti, poi della Chiesa rispetto al Vangelo è un fatto che si è ripetuto tante volte nella lunghissima storia della salvezza. 

È splendido l’apologo della prima lettura che descrive l’amore fedele del Padre. Aspettavo che facesse uva dolce e invece ha fatto uva selvatica. Il problema è sempre il solito. Chi da operaio si fa padrone pensa di poter dire: delle mie cose faccio quello che voglio: e così la preghiera diventa igiene dell’anima, i dogmi di fede diventano archetipi spirituali. Gli artifizi di tanti pensatori del nostro tempo non sono una reale ricerca di Dio ma il tentativo di costruire un uomo del tutto estraneo a Dio.

II Lettura: «Ciò che avete imparato in me, quello dovete fare» (Fil 4,6-9)
L’Apostolo sapendo bene che l’opera di Gesù non può andare dimenticata esorta i credenti a fare oggetto dei loro pensieri, la sua vita e la sua testimonianza per dare una totale impronta di novità alla loro vita. Essa è protesa verso il futuro, e per il passato vive nella gratitudine e nella pace. Cristo non è il visitatore scomodo da eliminare, ma il mandato del Padre che con l’esempio, la parola e l’Eucarestia alimenta la comunità che porta il suo nome, finchè diventi quel frutto che ha sperato dalla sua vigna. L’Anno che stiamo vivendo, dedicato alla celebrazione del secondo della nascita di S. Paolo, va visto come una grazia straordinaria per ritrovare la bellezza e l’entusiasmo di questo rapporto tra la nostra vita quotidiana ed il compiersi del disegno di Dio.
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giovedì 2 ottobre 2008

Una luce nella notte: Terzo anno dell’ AGORA’ dei Giovani Italiani

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Terzo anno dell’ AGORA’ dei Giovani Italiani
L’anno pastorale 2008/2009 è dedicato alla dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione. Obiettivo è proseguire la dinamica estroversa, affrontando la questione di una testimonianza cristiana (personale, ma soprattutto comunitaria) esercitata sulle frontiere delle grandi questioni culturali e sociali.
Tutto l’itinerario si conclude con un evento vissuto simultaneamente in ciascuna delle diocesi italiane, nelle piazze, nei santuari diocesani o in qualche “nuovo santuario” del nostro tempo (centri commerciali, stazioni, cinema, piazze, stadi, luoghi dell’emarginazione...).
Il tema, "Fino ai confini della terra", sottolinea l’esigenza che l’annuncio del Vangelo si declini nei linguaggi e nelle culture dei giovani di oggi, spesso assai distanti da quelli delle precedenti generazioni.Segue..... .

La Pastorale Giovanile Diocesana guardando alle linee suggerite dal Servizio nazionale di Pastorale Giovanile vuole dare valore all’annuncio in un mondo che ha bisogno di Cristo e del Vangelo.
Guardando ai due anni precedenti e alle iniziative del “Pellegrinaggio del Crocifisso” (2006-2007) e della “Lampada per i miei passi…” (2007-2008) non possiamo che dare valore ai passi compiuti insieme e analizzare le cadute e le nuove ripartenze.
Anche quest’anno lavoreremo in collaborazione con le zone pastorali e saranno loro il centro della missione alle genti. In cinque luoghi della Diocesi si accenderanno le luci che cercheranno di illuminare “la notte dei giovani”.

Il lavoro sarà articolato in tre momenti principali:
1. Incontri fra i sacerdoti, i giovani, le realtà educative (lettura del territorio e delle realtà presenti). Presentazione ai sacerdoti delle iniziative e costruzione insieme dei cammini nelle varie zone durante le riunioni dei vicariati.

2. Formazione personale e comunitaria (biblica, culturale, spirituale). Durante l’anno verranno organizzati degli incontri (week-end, miniritiri, serate) con esperti nel campo dell’evangelizzazione di strada per prepararsi al meglio agli eventi conclusivi nelle zone. La Diocesi e la zona pastorale avranno il compito di dare occasioni ai giovani di formarsi a 360°

3. La missione alle genti. La luce si propaga attraverso di noi (scelta di 5 punti luce in Diocesi). A differenza dell’anno scorso non vogliamo dividere il lavoro in zone pastorali e neanche organizzare le attività nelle zone in mesi differenti, ma leggendo la situazione attuale crediamo sia importante considerare la Diocesi come un unico territorio da evangelizzare.
Le “luci nella notte” si concentreranno nel mese di maggio in fine settimana differenti.

La conclusione del cammino sarà il 30 maggio dalle ore 21 alle 7 della mattina (veglia di pentecoste) con la Notte di preghiera per le Vocazioni, occasione di comunione per tutte le realtà della Diocesi.




ALCUNE DATE ::: 2008-2009

Inizio Anno Pastorale ::: 12 ottobre ore 19 Pieve di Arezzo

RITIRI ::: Verna 20-21 dicembre 2008 e 28-29 marzo 2009
Sant’Egidio 6-7 dicembre 2008 e 7-8 marzo 2009

Pellegrinaggio alla Madonna del Conforto ::: sabato 14 febbraio 2009

CREATIVESTATE 2009 ::: Evento di Formazione per l’estate a livello Regionale
(Diocesi da scegliere) 1-2-3 maggio 2009

CONVIVENDO ::: Esperienza di condivisione con una classe delle scuole superiori, con i suoi professori, i genitori, le istituzioni e gli operatori sociali. Incollaborazione con la Pastorale della Scuola – AC - CARITAS

Conclusione AGORA’ dei Giovani ::: Notte di Pentecoste
30 maggio 2009 evento a livello nazionale (Veglia vocazioni)

GAME OVER 2009 ::: Corso di formazione sulle tecniche di animazione per i campeggi e i GREST >> 5-6-7 giugno 2009 all‘Eremo di Sant’Egidio - Cortona

Venerdì dello Spirito ::: Incontri mensili (4° venerdì del mese) in collaborazione con il Seminario e con i sacerdoti giovani della Diocesi (Lectio, adorazioni, …).
Nei locali del Seminario ad Arezzo dalle ore 20,00 alle 22,30 con mezz’ora di lectio e mezz’ora di adorazione. Si conclude con un momento conviviale.

ESTATE in Albania ::: 1-15 luglio Esperienza di Missione nel Centro Giovanile di Uznove – Berat

HOMO viator… la melior via ::: Pellegrinaggio a piedi a ROMA
sulle orme degli Apostoli Pietro e Paolo ::: 28 luglio – sabato 8 agosto

PELLEGRI-VIAGGIO in Andalusia ::: 17-26 agosto 2009
Granada, Siviglia, Malaga, Cordoba, Gibilterra
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Iniziati i Lavori per il sottopasso in Piazza

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Tratto dal Nuovo Corriere Aretino
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Sito Internet della Parrocchia di Rassina (Arezzo)

Parroco: Don Alessandro Milani
e-mail: parocchiarassina@alice.it

Web Master: Lorenzo Ricci
e-mail: remorassina@tin.it