venerdì 5 febbraio 2010

Carnevale dei Ragazzi - 2 Sfilata 31.01.2010

0 commenti
Continua...

martedì 26 gennaio 2010

Carnevale dei Ragazzi - 1 Sfilata 24.01.2010

0 commenti
Continua...

mercoledì 20 gennaio 2010

Pranzo di Sant'Antonio Domenica 17 gennaio 2010

0 commenti
Segue..... .













Continua...

venerdì 15 gennaio 2010

Il vino buono

0 commenti

17 gennaio, 2ª domenica del Tempo ordinario: Is 62,1-5; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12.
di GIANCARLO BRUNI
Eremo delle Stinche - Panzano in Chianti
1. Colui che all’Epifania si è manifestato alle genti e nel Battesimo del Giordano a Israele ora, alle Nozze di Cana, si manifesta ai suoi discepoli: «Questo,a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». Segno compiuto «tre giorni dopo» i quattro che li precedono (Gv 1,28.29.35.43), vale a dire il «settimo giorno» che conclude la settimana iniziale di Gesù culminata nella sua manifestazione a Cana, rievocazione della settimana iniziale della creazione culminata nel settimo giorno.
Segue..... .2. Siamo a una festa di nozze a cui viene a mancare il vino. Questo il fatto che spinge la madre di Gesù a dire a Gesù: «Non hanno più vino», e Gesù a sua madre: «Donna, che vuoi da me?», e sua madre ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», e Gesù trasforma l’acqua in vino buono. Questo era ciò che voleva sua madre in sintonia con Gesù nel sapere che alla tavola dell’uomo può venire a mancare il vino dell’allegrezza, nel sapere che solo la parola di Gesù può trasformare la tristezza in esultanza e nel sapere che là ove c’è bisogno lì è sempre ora di intervento. È vero, «non è ancora giunta la mia ora», il momento cioè della croce come piena manifestazione della ragione per cui Gesù è venuto, ma ove incombe il pericolo tale ragione è sempre comunque spendibile come segno anticipatore di quell’amore che là avrà la sua definitiva epifania e esegesi: «e fu l’inizio dei segni», frase che rievoca il «fu» della prima creazione e sottintende che è in atto una nuova creazione, frase indicativa di come il tutto vada letto alla luce della categoria del «segno».

Tutto è in funzione della manifestazione delle «gloria» di Gesù, vale a dire della sua spessa e splendida verità di Sposo messianico della Chiesa, di Venuto alla tavola della vita carente del vino della gioia a portarlo quale suo dono nuziale e tale vino, detto in estrema sintesi, è la rivelazione del Padre come passione d’amore incondizionata per l’uomo, rivelazione che ove accolta dà inizio a un modo di essere radicalmente nuovo, il regime di una filialità, fraternità e speranza di futuro oltre ogni immaginazione, così come lo è la contentezza che ne scaturisce. Da questo vino non in vendita, assolutamente gratuito, dipende la gioia dell’uomo e nel Cristo, nella sua parola - nei suoi gesti - nella sua croce, il Padre diventa commensale della tristezza dell’uomo dovuta all’ignoranza del suo vero «se» dischiudendolo alla conoscenza di sé come figlio amato senza misura e senza merito, non più «città abbandonata» e «terra devastata» «ma sarai chiamata mia gioia e la tua terra sposata» (Is 62,4). Vino che arreca gioia è nell’essere amati così da un Dio così in uno Sposo così. Gioia che niente e nessuno può rapire.

3. «I suoi discepoli credettero in lui» contemplandone la gloria di Sposo venuto a offrire un calice di vino costantemente buono, non artefatto, la bontà di un Dio felice di rendere felici i devastati, gli abbandonati, i falliti, in breve i senza vino nella vita, nel matrimonio e no. E questo in Cristo nel quale l’acqua , la cosa buona del Dio delle Scritture di Israele, diventa vino, la cosa buona del Dio di Israele compiutamente svelato in lui.
Continua...

lunedì 4 gennaio 2010

Castità pramatrimoniale: perchè si?

1 commenti
La Chiesa si ostina a proporla. Molti giovani non la capiscono. È ancora possibile spiegare le ragioni ed i vantaggi della castità prematrimoniale? Ecco che cosa dire. Anche a chi non crede.


Un giovane e una giovane si conoscono, si frequentano,-si vogliono bene. Scoprono di desiderare una vita insieme e, magari, stabiliscono che un giorno diventeranno solennemente e pubblicamente marito e moglie.
Un periodo di tempo - più o meno lungo - li separa dal momento in cui, salvo ripensamenti, si uniranno in matrimonio. Come vivere questa particolarissima stagione della vita che è il fidanzamento? Secondo la mentalità corrente, nulla di più normale che quei giovani si comportino come se fossero già sposati.
Nell'insegnamento della Chiesa, invece, soltanto il matrimonio rende lecito il rapporto sessuale tra l'uomo e la donna. Si tratta di un conflitto acutissimo tra il senso comune dei contemporanei e il Magistero petrino; il divieto dei cosiddetti “rapporti prematrimoniali” rischia di risuonare sempre meno ascoltato e compreso, al punto da suscitare perfino nei pastori la tentazione allo scoraggiamento.
Non è raro ascoltare il “lamento” di qualche parroco: “Dissuadere i fidanzati dai rapporti prematrimoniali? Figuriamoci, inutile perfino parlarne, non ci capiscono”.
Che fare, dunque?
C'è un significato profondamente umano di questo insegnamento che, ininterrottamente e ostinatamente, la Chiesa affida agli uomini di ogni tempo. Bisogna aiutare le persone a riscoprire che non si tratta di un'impuntatura moralistica - “devi fare così perché devi, perché te lo dico io” - né di un sacrificio imposto ai fidanzati per il gusto di mortificarli, né di una prescrizione formalistica priva di qualsiasi giustificazione razionale.
Come sempre quando la Chiesa insegna una verità morale, la castità al di fuori del matrimonio ha un profondo significato antropologico: è proposta perché “fa bene” all'uomo, rispetta e promuove la sua più intima natura, lo aiuta a comprendere in profondità l'essenza del matrimonio.
Proveremo dunque a offrire alcuni argomenti “umani” che possano aiutare a riaprire gli occhi sulla bellezza di questa “fatica” richiesta ai fidanzati e a chiunque viva al di fuori del matrimonio. Un piccolo prontuario per ragionare sul fatto che il “bene” insegnato dal “Papa e dai preti”, alla fine, conviene. E che il sesso prematrimoniale è, in verità, “anti-matrimoniale”.
1. Una prima constatazione di buon senso: il sesso unisce. Crea cioè subito tra gli amanti un'unione affettiva, psichica, emotiva, intima e speciale che nessun'altra relazione è in grado di eguagliare. Il sesso produce un legame, poiché il corpo parla un linguaggio che va anche al di là delle intenzioni coscienti del partner. Ora, poiché questo legame nasce più o meno consapevolmente ogni volta, più partner sessuali si hanno più il legame con ognuno si fa più debole. Il sesso prematrimoniale aumenta drammaticamente le chance di divorzio.
2. Saper aspettare irrobustisce il legame coniugale, perché il rapporto sessuale diviene qualcosa che i coniugi hanno condiviso solo l'uno con l'altro, dopo averlo desiderato senza soddisfarlo per un certo periodo. Un tempo che li ha visti cimentarsi (e cementarsi) in un impegno che implica aiuto reciproco, buona volontà “incrociata”, crescita nella stima l'un per l'altro.
3. Il rapporto sessuale prematrimoniale determina un accecante “effetto valanga”, poiché è così affettivamente forte da annebbiare la scelta della persona. Il fidanzamento è tempo di verifica della scelta, tant'è vero che si può ancora ripensarci. Ebbene, se il rapporto lascia insoddisfatti, porta a concludere che i due sono “incompatibili”, mentre magari il matrimonio potrebbe dimostrare il contrario; se, viceversa, risulta soddisfacente, maschera effettive incompatibilità pronte ad esplodere dopo il matrimonio.
4. Esiste un nesso intrinseco fra il sesso e il rapporto stabile tra uomo e donna. Dunque è innaturale creare, attraverso il rapporto sessuale, un'intimità così forte per poi romperla. Ciò avverrà a prescindere dalle intenzioni delle persone: il significato oggettivo del sesso è infatti più importante - prevale - sul significato soggettivo. Il don Giovanni impenitente può credere soggettivamente che nessun rapporto è per lui realmente importante, ma non può evitare che ciascuno di quei rapporti lasci segni profondi nella struttura più intima della sua persona. C'è un fatto inequivocabile: l'effetto unitivo automatico del sesso.
5. A questo punto, un'obiezione classica consiste nell'ipotizzare che due ragazzi abbiano giàdeciso di sposarsi, e che solo un lasso temporale “organizzativo” (la casa, il lavoro, gli studi...) li separi dal matrimonio. Perché “rifiutarsi” quegli atti che, compiuti dopo le nozze, la Chiesa considera pienamente legittimi? L'errore del ragionamento sta nella premessa: anche in casi simili, il sesso avverrebbe al di fuori di una decisione di esclusività e permanenza. Soltanto il matrimonio è un punto di non ritorno che cambia la vita. Soltanto il patto matrimoniale è cosi forte e inclusivo - come scrive il filosofo Fulvio Di Blasi - da giustificare, cioè rendere giusta di fronte a Dio e agli uomini anche l'unione corporea. La castità prematrimoniale è il percorso propedeutico alla comprensione della vera essenza del matrimonio. Non si può capire l'indissolubilità matrimoniale se si rifiuta ottusamente il valore della continenza prima delle nozze.
6. I fidanzati non hanno “il diritto” a possedersi carnalmente per la semplice ragione che ancora non si appartengono. Il sesso fuori dal matrimonio è quindi una specie di furto. Né vale a dissipare la colpa la tesi del sesso come “prova d'amore”. L'amore non si prova. Ci si crede e lo si vive, responsabilmente. Provare una persona è ridurla a oggetto.
7. La convivenza “di fatto” è, in tal senso, l'abbaglio più clamoroso per le coppie moderne: infatti, esse pensano in questo modo di “provare” il matrimonio, mentre la convivenza è tutto fuorché una prova di matrimonio, poiché manca della responsabilità di una vita altrui per tutta la vita, che è tipica solo della promessa matrimoniale. Come scrivono Arturo Cattaneo, Paolo Pugni e Franca Malagò, c'è una bella differenza tra coniuge e compagno: l'uno - da cum e iugum - è colui con il quale divido il giogo; l'altro - da cum e panis - colui con il quale divido il pane. Un conto è condividere il pranzo - esperienza aperta ai più svariati incontri - e un conto è mettere in comune la sorte e tutto se stesso.
L'amore dei conviventi è tutto tranne che libero; perché un amore libero da impegni è un controsenso.
Il motto implicito di ogni convivenza è: “fin che dura”.
8. Nonostante queste argomentazioni, resta oggi molto difficile convincere le persone che è meglio sforzarsi di aspettare la prima notte di nozze. Da un lato, gioca in senso contrario la pulsione degli istinti, che la modernità ha pensato di liquidare secondo le parole di Oscar Wilde: “L'unico modo di vincere le tentazioni è assecondarle”. Ma c'è poi un motivo più profondo: i fatti della legge morale sono molto più evidenti nel lungo periodo. Può darsi che ad alcune generazioni possa sfuggire una verità morale. Ma di fronte al lungo cammino della storia, la verità si impone: una società non casta è ricca di divorzi e povera di figli.
9. Che cosa dire ai giovani che abbiano fatto esperienza della caduta nel cammino verso il matrimonio? Di solito c'è una tacita convinzione - magari avallata dall'arrendevolezza degli educatori - secondo la quale non è possibile “invertire la rotta” una volta che due fidanzati vivano, sessualmente parlando, more uxorio: “oramai...”, quasi che esistessero persone sottratte alla potenza della grazia santificante per colpa di una scelta o di uno stile di vita sbagliato. È dovere di ogni cattolico invece proporre la verità tutta intera anche a questi fratelli, trasmettendo loro la certezza della misericordia e del perdono di Dio, insieme alla robusta convinzione dell'efficacia degli strumenti che la Chiesa mette a disposizione per “fare nuova” la vita di ognuno. Di fronte alla vertigine che oggi un giovane prova nel sentirsi proporre la castità matrimoniale, valgano sempre le parole così umane degli Apostoli di fronte alla “intransigenza” del loro Maestro: “Dunque, chi potrà salvarsi?”. E la risposta di Gesù: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile” (Mt 19,25-26).


La parola di Dio

“Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l'uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si da alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?”.
(1 Cor 6, 18-19).

Autore: Mario Palmaro
Fonte: http://www.iltimone.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2568%3Acastita-pramatrimoniale-perche-si&catid=144%3Apalmaro&Itemid=18

Discussione a proposito: http://www.facebook.com/topic.php?topic=13503&uid=2397004314
Continua...

martedì 29 dicembre 2009

Buon Anno a Tutti

0 commenti

Segue..... . Continua...

giovedì 24 dicembre 2009

Buon Natale

0 commenti
Continua...

domenica 15 novembre 2009

Una nuova chiesa per Subbiano

0 commenti

Il nuovo complesso parrocchiale dedicato a San Giovanni Battista, per il quale è già stato rilasciato il permesso a costruire da parte del Comune di Subbiano, sorgerà nell’area posta all’incrocio di via Togliatti e via Cini a Subbiano. La costruzione sorgerà quindi in posizione baricentrica rispetto al centro di Subbiano e all’antica chiesa di Santa Maria, nella parte in cui è avvenuta l’espansione dell’abitato, ossia a monte della strada regionale 71 Umbro-Casentinese.
Il progetto, redatto dagli architetti Carlo Cabassi (dello studio Air di Rimini) e don Marco Salvi, parroco di Anghiari, prevede la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, dei locali per le attività pastorali (salone e aule) e della casa canonica, posta a cerniera tra il corpo di fabbrica della chiesa e quello dei locali di ministero pastorale.Segue..... .La chiesa, pur essendo una costruzione moderna, è molto legata alle forme dell’architettura classica delle Pievi del territorio aretino ed in particolar modo di quelle casentinesi, sia per le forme che per l’uso dei materiali (legno, pietra, intonaco), rappresentando un’architettura degna di un edificio di culto, tale da distinguersi e lasciare un segno della sua presenza nel tessuto urbano circostante, ma al contempo in grado di relazionarsi con il contesto che la circonda ed inserirsi nello stesso. Quindi un edificio che rappresenta un’architettura moderna con stretti legami con quella del passato, che per molti secoli ha caratterizzato l’edilizia di culto del nostro territorio.
L’edificio ad aula unica con abside semicircolare presenta nelle pareti laterali dei tagli che permettono il passaggio della luce all’interno dell’aula; l’abside all’esterno è rivestita interamente in rame ed è caratterizzata dal taglio verticale che si prolunga dalla copertura alla base della pavimentazione. La facciata presenta delle grandi vetrate poste sopra ed ai lati dell’ingresso principale. Nel lato sinistro della chiesa, come detto, la casa canonica ed il campanile, fanno da cerniera tra i due corpi di fabbrica principali.
Il campanile che svetta sugli edifici, pur elevandosi decisamente ha dimensioni contenute e ben rapportate rispetto al resto delle costruzioni; è esile ma al tempo stesso ben visibile e caratterizzato dal grande taglio verticale e dal rivestimento in pietra e rame.
Il corpo di fabbrica dei locali per la pastorale è subordinato in termini dimensionali rispetto alla chiesa; è disposto su due piani fuori terra, nei quali sono collocati il salone parrocchiale, le aule ed i locali accessori, tutti debitamente dimensionati rispetto al numero degli abitanti della parrocchia.
Questo edificio presenta delle forme decisamente moderne e razionali che ben si armonizzano con quelle della chiesa; a piano terra il portico apre gli spazi interni verso quelli esterni. Anche qui i materiali utilizzati sono tradizionali, proprio per cercare quel legame con il passato.
Infine due parole sugli spazi esterni, che pur non essendo molto ampi, danno subito la sensazione di trovarsi di fronte a un complesso ben studiato e disposto nell’area. Il sagrato si apre su via Togliatti ed è sopraelevato rispetto al piano stradale di alcuni gradini. Lungo via Togliatti è presente l’accesso carrabile al complesso, all’interno del quale sono collocate anche delle aree destinate a parcheggio. Nelle altre direzioni, ossia lungo via Cini e nella parte retrostante, sono stati lasciati degli spazi a verde.
Non c’è dubbio che dal lungo lavoro svolto tra tutti i soggetti che necessariamente devono dialogare tra loro nella redazione dei un progetto così importante, ossia i progettisti, gli uffici diocesani competenti (Ufficio per l’edilizia di culto, Ufficio per i beni culturali e l’arte sacra, Ufficio liturgico), il Servizio nazionale per l’edilizia di culto della Conferenza episcopale italiana, nonché la comunità parrocchiale guidata dal parroco, si sia arrivati ad una buona soluzione progettuale, in grado certamente di rispondere alle attese della comunità parrocchiale e, non solo, di quel territorio.
di Stefano Mori

Con Fontana e Bassetti la prima pietra
Lo aveva annunciato l’arcivescovo Riccardo Fontana a fine settembre nel suo primo incontro con i giornalisti che operano nel territorio della diocesi. «È stato sbloccato l’iter per la costruzione della nuova chiesa di Subbiano. A fine ottobre collocherò la prima pietra con il parroco. E al sindaco della cittadina del Casentino va la mia gratitudine». Sabato 24 ottobre è avvenuta la posa della prima pietra con un momento che la comunità di Subbiano ha già inserito negli annali. Erano presenti sia l’arcivescovo Fontana, sia il suo predecessore Gualtiero Bassetti (oggi arcivescovo di Perugia-Città della Pieve che da pastore della Chiesa aretina aveva portato avanti il progetto). I due presuli hanno impartito la benedizione e poi è stata calata la pietra nel terreno dove sorgerà complesso parrocchiale.
Continua...

Sito Internet della Parrocchia di Rassina (Arezzo)

Parroco: Don Alessandro Milani
e-mail: parocchiarassina@alice.it

Web Master: Lorenzo Ricci
e-mail: remorassina@tin.it